Durante
le calde sere d'estate è possibile osservare in piena attività
gli unici mammiferi volanti, i pipistrelli. Essi svolgono un
ruolo fondamentale in molti ecosistemi del nostro pianeta. Oltre
al controllo degli insetti, sono responsabili dell'impollinazione
e disseminazione di un gran numero di alberi tropicali, tra
cui, per fare un esempio conosciuto da tutti, il banano selvatico.
Questi animali,
benché rappresentino circa 1/3 della mammalofauna italiana,
passano spesso inosservati. Tutte le nostre specie sono insettivore
e, come ogni predatore, svolgono una importante funzione nel
contenimento numerico delle loro prede. Per fare un esempio
concreto un pipistrello del peso di circa 5 g (come quelli che
volano nelle nostre città) in una sola notte è in grado di divorare
fino a 5000 zanzare! Ogni anno oltre a questi insetti che infastidiscono
direttamente l'uomo, i chirotteri catturano numerose specie
dannose per le colture agricole e forestali, fornendoci così
un prezioso aiuto. Il servizio che ci offrono è quindi essenziale,
e anche per questo motivo occorre mettere in atto alcuni accorgimenti
per proteggerli e favorire la loro presenza.
Pur non avendo
molti dati storici sulla loro abbondanza, negli ultimi decenni
è stata osservata una forte diminuzione. Varie cause hanno determinato
questo andamento negativo e, per la maggior parte, sono riconducibili
all'attività umana sull'ambiente. I motivi principali della
loro rarefazione sono: degrado delle foreste e taglio dei vecchi
alberi cavi, avvelenamento e diminuzione delle prede dovuti
all'uso indiscriminato di pesticidi, eliminazione delle siepi
e riduzione delle zone umide, disturbo nelle grotte, e per ultima
l'ignoranza da parte dell'uomo, che associa costantemente l'immagine
del pipistrello ad ataviche superstizioni.
Ma allora cosa
possiamo fare per aiutare questi nostri amici alati? Innanzi
tutto dovremmo mantenere un ambiente sano e il più possibile
diversificato. Per esempio, i boschi dovrebbero essere composti
da alberi autoctoni di età e specie diverse, e da esemplari
secolari che più facilmente offrono rifugio ai pipistrelli di
bosco. Non dovrebbero essere effettuati tagli rasi, mentre sono
utili i tronchi marcescenti sul terreno, che permettono lo sviluppo
di insetti. Molto importanti sono anche le radure e gli stagni
all'interno delle foreste, utilizzate come zone di caccia e
di abbeveramento. Per aumentare il numero di rifugi possiamo
disporre sugli alberi i rifugi artificiali per chirotteri (bat-box).
Grazie al loro uso, il Gruppo di Studio e Conservazione Chirotteri
del WWF Toscana, ha potuto documentare la presenza di una specie
nuova per la regione, la Nottola di Leisler (Nyctalus leisleri),
rara in tutta Europa. Inoltre l'utilizzazione di bat-box nei
campi coltivati permette di diminuire l'uso dei pesticidi, poiché
attirano nella zona questi nostri "insetticidi naturali",
che operano una vera e propria lotta biologica. Si dovrebbero
evitare le monocolture estensive e mantenere le siepi naturali,
sia ai margini dei campi, sia lungo i viali e le strade; le
siepi infatti, oltre a funzionare da frangivento e da "serbatoio"
di specie utili all'agricoltura, sono utilizzate dai pipistrelli
come corridoi di collegamento fra le diverse zone di caccia.
Non meno importante è la presenza di stagni e corsi d'acqua
con rive ricche di vegetazione, che oltre a permettere lo sviluppo
di insetti con larve acquatiche, sono le uniche zone dove i
pipistrelli si possono abbeverare!
Anche nelle nostre
città così poco "verdi" possiamo creare un reticolo
ecologico mantenendo parchi, giardini e altri piccoli spazi
naturali. Nel giardino di casa possiamo realizzare un piccolo
stagno, piantare essenze autoctone a fioritura scalata ed anche
notturna, erbe aromatiche, rampicanti, arbusti ed alberi (soprattutto
da frutto), così da ricreare zone di caccia per i pipistrelli.
Può anche capitare che una piccola colonia scelga il tetto della
nostra casa come rifugio; non bisogna avere paura sono animali
completamente inoffensivi e non si attaccano mai ai capelli!
In tal caso, oltre ad avere dei "mangiazanzare" nelle
vicinanze, possiamo utilizzare i loro escrementi (che sono secchi
e non macchiano) come ottimo concime per le piante. Nei casi
di ristrutturazione di edifici dovrebbe sempre essere valutata
l'eventuale presenza di colonie, soprattutto nei mesi di luglio
e agosto, cioè in pieno periodo riproduttivo.
Durante l'estate
non è infrequente trovare piccoli caduti dai rifugi; in tal
caso dobbiamo somministrargli subito del latte di mucca diluito
con acqua e tenerlo al caldo. Alla sera occorre mettere il piccolo
in un'ampia bacinella di plastica nello stesso luogo di ritrovamento
(al sicuro dai gatti!) per vedere se la madre tramite i richiami,
lo ritrova. Se al mattino è ancora lì, dobbiamo allevarlo a
mano con latte proteico per cani cuccioli.
Per quanto riguarda
le grotte, possiamo mettere in atto alcuni piccoli accorgimenti
per ridurre al minimo il disturbo dovuto alla nostra frequentazione.
Durante il periodo invernale si dovrebbero utilizzare soltanto
torce elettriche e non lampade ad acetilene; queste ultime,
con il loro calore, possono risvegliare i pipistrelli dal letargo,
facendo consumare prematuramente le riserve di grasso accumulate
per superare l'inverno, con conseguente morte degli esemplari.
Le visite devono essere evitate nei mesi di luglio ed agosto
in quelle grotte dove sono presenti colonie riproduttive.
Come abbiamo visto,
con poco impegno possiamo dare un notevole contributo alla conservazione
di questi nostri grandi alleati, che ogni notte, nel massimo
silenzio, lavorano migliorando la qualità del nostro ambiente.
4.
Cosa fare se troviamo un pipistrello?
Come
giudicare quando un pipistrello ha bisogno di aiuto? Se
lo troviamo a terra o su un muro in posizione esposta, soprattutto
durante il giorno, è sicuramente in difficoltà. In queste
situazioni l'animale va preso delicatamente con un guanto o
un panno e posto in una scatola di cartone dotata di piccoli
fori e contenente un pezzetto di stoffa dove possa nascondersi.
Il pipistrello sarà molto spaventato e, sentendosi afferrato,
reagirà cercando a sua volta di intimorire spalancando la bocca
per mostrare i denti, ed emetterà dei suoni. In questi casi
difficilmente arriva a mordere, ma per precauzione è meglio
prenderlo con dei guanti o un fazzoletto.
Se
il pipistrello entra volando in una stanza, può trattarsi di
un giovane non ancora esperto nelle manovre. In tal caso
non bisogna assolutamente cercare di fermarlo con un oggetto,
perché si potrebbero provocare delle fratture o ematomi.
La cosa migliore è aprire bene la finestra, chiudere la porta
ed uscire dalla stanza spegnendo la luce. Trascorso un
po' di tempo, l'esemplare si calmerà e troverà la via d'uscita
senza alcuna difficoltà, perché l'unica cosa che desidera è
di andarsene! Se succede frequentemente, può darsi che
ci si una colonia nei dintorni. In tal caso, per prevenire
le entrate accidentali, conviene tirare le tende o la zanzariera,
lasciando la finestra aperta. Questi ostacoli impediranno
al pipistrello di sbagliare strada.
Cause
di ritrovamento
Le
cause per le quali un pipistrello è in difficoltà possono essere
molteplici. In città i gatti risultano essere i
maggiori predatori, causando nella grande maggioranza dei casi
la morte degli esemplari catturati; sono stati documentati casi
nei quali i gatti hanno sterminato intere colonie nel giro di
pochi giorni, catturando i pipistrelli all'uscita dal rifugio,
o addirittura in volo quando si abbassano per inseguire gli
insetti. Purtroppo il gatto non perdona! Gli esemplari
tolti al predatore possono essere estremamente vitali per giorni,
poi comincia il deperimento, che termina con la morte, la quale
può sopraggiungere anche dopo una settimana. Le ferite
sono raramente visibili, se non quando vengono fratturate ossa
o viene forato il patagio.
Gli
incidenti sono un altro fattore che mette in difficoltà
i pipistrelli. In condizioni temporali avverse, durante il volo,
possono scontrarsi con edifici, autoveicoli o cavi elettrici.
Questi eventi provocano generalmente fratture ossee ed ematomi.
Un caso particolare sono gli incidenti provocati deliberatamente
dagli esseri umani, che trovando casualmente dei pipistrelli
nelle proprie abitazioni, li percuotono e li gettano fuori,
provocando gravi lesioni o addirittura la morte. Questo comportamento
è originato da una profonda ignoranza e mancanza di rispetto
verso altri esseri viventi. Se da un lato è giustificabile
avere un certo timore verso un animale con il quale non abbiamo
mai avuto un contatto diretto, dall'altro non possiamo più ammettere
credenze in falsi detti popolari e l'uccisione di un animale
semplicemente per il fatto che non ci piace. Inoltre tale comportamento
conduce a gravi infrazioni delle leggi sulla protezione degli
animali con conseguenze penali!
Indebolimento
e debilitazione colpiscono maggiormente gli esemplari
giovani e quelli più vecchi, in particolare durante l'inverno
o la primavera. In alcuni casi l'indebolimento è il segno
della presenza di veleni assunti attraverso gli insetti
(pesticidi utilizzati in agricoltura), che, immagazzinati nei
lipidi accumulati per superare l'inverno, entrano in circolo
in concentrazioni tali da uccidere l'animale. Incidenti alle
femmine in allattamento, periodi di basse temperature e prolungate
piogge nel periodo estivo, disturbo nei rifugi riproduttivi,
possono causare la caduta dalle nursery di neonati e
giovani ancora incapaci di volare.
Naturalmente
i fattori elencati possono combinarsi fra loro ed aggiungersi
all'azione di eventuali parassiti o malattie.
Gli
esemplari rinvenuti possono appartenere a tre categorie: neonati,
giovani ed adulti. E' importante riuscire a rendersi conto
dell'età, perché naturalmente i comportamenti da adottare saranno
diversi; perciò affronteremo separatamente le tre categorie
ed i vari problemi che si possono presentare:
a)
Neonati
Consideriamo
un neonato dal momento della nascita fino allo svezzamento.
Distinzione
tra neonato ed adulto. Può sembrare ovvio riconoscere un
neonato, anche se dì pipistrello, ma non è così. Le specie
con le quali le persone vengono più comunemente a contatto sono
quelle antropofile, tra le quali primeggiano senza dubbio Pipistrellus
kuhlii e P.savii, che da adulti pesano mediamente
5 grammi. Un pipistrello in volo sembra assai più grande
di quanto non lo sia ad ali chiuse, perché ha una grande superficie
alare rispetto al peso, e gli adulti vengono spesso ritenuti
dei piccoli appena nati. La distinzione tra neonati ed
adulti è illustrata in figura 7.
I
pipistrelli partoriscono una sola volta all'anno nel periodo
estivo, e più precisamente nei mesi di giugno e luglio, in Italia
questo periodo può variare andando da nord a sud, ed anche in
relazione alle condizioni meteorologiche di ogni anno. Al sud
possono verificarsi parti in maggio, al nord in agosto; quindi
il periodo in cui si possono trovare neonati abbraccia i mesi
di maggio, giugno, luglio ed agosto. Questo ci fa escludere
il possibile ritrovamento di piccoli in autunno, in inverno
e all'inizio della primavera. Quando si trova un neonato
bisogna provare a vedere se la madre lo riprende, cioè se la
sua caduta è stata accidentale. Per far questo bisogna
metterlo su un legnetto in una bacinella di plastica, che va
posizionata nei luogo di ritrovamento (al sicuro dai gatti!),
di sera. Se dopo qualche ora il piccolo è ancora lì, vuoi
dire che dobbiamo allevarlo a mano. Le madri possono trasportare
in volo i figli in caso di bisogno, se il piccolo cade a terra
o se sono state disturbate nel rifugio.
Come
stabilire l'età. Specifichiamo che le indicazioni temporali
per le varie fasi di sviluppo a cui faremo riferimento sono
relative soprattutto alle due specie sopra menzionate e ad altre
di simili dimensioni.
I
neonati sono completamente nudi fino alletà di circa quattro
giorni, poi comincia a svilupparsi un corto pelo, che ricopre
prima la nuca e le spalle, poi tutto il corpo, verso il quinto
- sesto giorno. La pelliccia continua a crescere fino
all'età di circa venti - venticinque giorni, fino a che è folta
e fluente. Gli occhi dei piccoli appena nati sono chiusi;
vengono aperti ai terzo giorno, anche se non sempre è facile
accorgersene. Ad eccezione dei Rhinolophidae, quasi
tutte le specie nascono con piccoli denti da latte, fra i quali
non c'è grossa distinzione morfologica, come invece si ha nella
dentatura definitiva; questa si sviluppa quando l'esemplare
è vicino al momento dello svezzamento.
I
neonati delle specie più comuni sono minuscoli: al momento della
nascita pesano circa 1.0-1.2 grammi, perciò vedendoli a questa
età è difficile non spaventarsi al pensiero di allevarli a mano.
Ma niente paura, con un po' di attenzione riusciremo nell'impresa!
Durante la crescita il piccolo farà una serie di graduali cambiamenti,
sia morfologici, sia comportamentali, che sono assolutamente
normali. Di qualsiasi età sia, la dieta è sempre la stessa.
Ora
che abbiamo chiarito quali elementi osservare per stabilire
l'età di un trovatello, vediamo come affrontare il ruolo di
mamma adottiva".
Ambiente:
-
Contenitore. Il piccolo
va posto in un contenitore dotato di piccoli fori per l'areazione,
sufficientemente grande da permettere il movimento e l'apertura
delle ali per le azioni di toelettatura. I fori devono
essere molto piccoli, e la chiusura perfetta, perché i pipistrelli
riescono a passare attraverso le fessure più minuscole.
Come è noto, amano molto stare appesi a "testa in giù",
perciò il rifugio deve prevedere una zona verticale su cui appendersi.
Un cestino di vimini non trattato con vernici è spesso la soluzione
migliore, perché è facilmente trasportabile, lavabile e ben
aerato. Può andare bene anche una comune scatola di cartone,
mentre sconsigliamo le gabbiette, a meno che non prevedano una
zona rifugio coperta, al riparo dalle correnti d'aria, e naturalmente
una rete a fori piccoli. Di qualsiasi tipo sia, il contenitore
va rivestito di carta assorbente (anche sulle pareti), che va
cambiata con regolarità; sopra al materiale cartaceo possiamo
mettere un pezzetto di stoffa, anch'essa da rinnovare o lavare
periodicamente.
-
Temperatura. Il
contenitore va tenuto al caldo e lontano da correnti d'aria.
Suggeriamo di comprare un cuscino elettrico (è possibile trovarlo
nei negozi da elettricisti; consigliamo di acquistarlo nella
stagione invernale, perché in estate sono difficilmente reperibili),
e di tenere la scatolina sopra per metà della sua superficie,
in modo da far scegliere al piccolo la gradazione di calore
più opportuna. In alternativa si possono usare anche borse
dell'acqua calda o scaldini per le mani a carboncini (reperibili
nei negozi per attrezzature da campeggio). Le fonti di
calore esterne sono necessarie prima dei pasti per preparare
il neonato all'assunzione dell'alimento, e dopo, per facilitare
la digestione. Questo è consigliato soprattutto nei primi
giorni di vita, finché il piccolo non ha sviluppato la pelliccia;
quando è più grandicello può bastare riscaldarlo prima del pasto
anche con il solo calore della mano.
-
Umidità. Comunemente,
quando pensiamo ai pipistrelli, ci vengono in mente immagini
di caverne molto umide, e riteniamo perciò che i Chirotteri
abbiano bisogno di un'alta percentuale di umidità. Questo
è vero solo in parte. Le specie che vivono in grotte spesso
richiedono tali caratteristiche ambientali, durante tutto l'anno.
Per le specie antropofile, che sono quelle più frequenti, questa
esigenza esiste solo durante l'ibernazione. Se troviamo
un piccolo, o un giovane, non bisogna fare assolutamente niente
per innalzare il grado di umidità. Se dobbiamo far svegliare
un esemplare in letargo, allora questo fattore sarà importante.
Alimentazione
dei neonati
-Latte.
Essendo dei Mammiferi, i pipistrelli vanno allevati
con il latte. La composizione dei latte materno delle
specie italiane è ancora sconosciuta, ma analisi compiute su
specie insettivore presenti negli Stati Uniti hanno rilevato
preponderanza di lipidi e proteine, che sono più o meno alla
stessa percentuale, e basso contenuto di carboidrati.
In effetti una dieta troppo ricca di zuccheri non permette un
adeguato sviluppo. Un altro fattore da tenere in considerazione
prima di fornire del latte ad animali selvatici è di sapere
se possono digerire il lattosio, lo zucchero presente nel latte.
Infatti alcune specie non possiedono l'enzima per digerirlo,
la lattasi, e in caso in cui venga ingerito tale alimento, reagiscono
con formazione di gas intestinali che possono provocare la morte.
Inoltre i carboidrati influiscono sulla flora batterica e sullutilizzazione
delle proteine ingerite, diminuendo l'assorbimento
di certi aminoacidi. Per fortuna i pipistrelli non hanno
problemi di intolleranza al lattosio, e questo facilita l'allevamento
artificiale, ma un eccesso di carboidrati nella dieta
è ugualmente dannoso. Come formulare una dieta bilanciata?
Innanzi tutto, appena troviamo un piccolo, dobbiamo riscaldarlo
e reidratarlo dandogli dei latte di mucca tiepido diluito con
acqua. Questa è una "formula d'emergenza", perché
non è l'alimentazione più appropriata. Il latte di mucca
contiene una percentuale alta di carboidrati, perciò bisogna
utilizzare un tipo di latte più simile a quello materno. Alcuni
riabilitatori della Gran Bretagna allevano i piccoli con latte
di mucca, integrandolo prestissimo con l'interno delle larve
della farina (vedi a "Giovani"), aumentando in tal
modo la percentuale di lipidi e proteine. Altri ricercatori
sostengono l'assoluta idoneità dei latte di capra, che però
è difficile da reperire e non è molto affidabile riguardo alla
sua sterilità.
La
nostra esperienza è frutto della prova di diverse formulazioni,
alcune anche abbastanza laboriose, al fine di trovare l'alimentazione
più adatta, ma che al tempo stesso fosse facilmente attuabile
da chiunque, Come alimento base della formula alimentare al
momento possiamo affermare che il latte migliore è lESBILAC
per cuccioli di cane. Questo prodotto è disponibile in
due "forme": liquido (quindi già diluito dal produttore)
ed in polvere. Quest'ultimo è assai più comodo, perché
quello liquido, una volta aperto, va consumato entro tre giorni,
e quindi per tutto il periodo di allattamento accorrerebbero
molte lattine, con uno spreco enorme. E' però possibile
congelare il latte appena aperto il prodotto, nonostante la
ditta lo sconsigli. Abbiamo provato a congelarlo in cubetti
nelle apposite buste di plastica, avendo così a disposizione
delle monoporzioni, senza dover alterare
tutto il contenuto ogni volta che ce n'è bisogno.
Naturalmente una volta scongelata, la porzione va utilizzata
in un giorno, e se avanza, va gettata via. La cosa migliore
è prendere quello in polvere, anche se purtroppo è difficilmente
reperibile. Una soluzione può essere quella di ordinarlo
direttamente al fornitore.
-
Integratori. Passiamo a vedere quali tipi di integratori
utilizzare. Il latte da solo, anche se è l'Esbilac, non
è un alimento perfettamente bilanciato per i Chirotteri.
Nel corso degli anni abbiamo provato vari tipi di integratori.-
vitaminici, minerali, proteici o a base di calcio. Riuscire
a trovarne uno completo, e anche il giusto dosaggio, non era
cosa semplice. I problemi fisici che i pipistrelli mostravano
non si attenuavano, ma in certi casi si aggravavano. Si
manifestavano gonfiori alle articolazioni, al pollice, al margine
dei patagio, spesso si verificavano ascessi alle ghiandole del
muso o agli occhi; gli avambracci e le falangi avevano crescite
anomale, storcendosi durante lo sviluppo. Tutti questi
problemi erano frutto di scompensi alimentari, che prolungandosi
nel tempo, portavano addirittura alla morte. Dopo vari
tentativi di cercare una dieta appropriata, ma che al tempo
stesso fosse semplice da attuare, siamo arrivati alla conclusione
che l'aggiunta di pappa reale al latte permette una crescita
armoniosa dei pipistrello, ed evita tutti quei problemi che
abbiamo esposto sopra. La pappa reale migliore è quella
fresca, che va conservata in frigorifero, perché è un alimento
vitale ricchissimo di vitamine, soprattutto dei gruppo B, di
minerali e di aminoacidi. In alternativa si può utilizzare
quella liofilizzata, più comoda da trasportare per eventuali
spostamenti, ma più povera di elementi nutritivi. Questa
non va diluita nelle fialette fornite nella confezione, perché
contengono una soluzione zuccherina, che serve a mitigare il
sapore un po' acido della pappa reale (in genere molto gradito
ai pipistrelli). La cosa migliore è svuotare la fialetta,
riempirla di acqua, e poi scioglierci la pappa reale liofilizzata.
in tal caso sarà liquida, a differenza di quella fresca, che
è cremosa. Sia di un tipo che di un altro, va data una
volta al giorno, preferibilmente al mattino, prima di fornire
il latte. Quella fresca va somministrata con la palettina
di plastica in dotazione, mettendone una piccola quantità vicino
alla punta, e facendola leccare direttamente. Per quella
liquida bisogna utilizzare una siringa senza ago, e darne un
paio di gocce. Alcune volte ci viene chiesto se si può
dare il miele. Questo è un alimento eccellente, che nei
casi debilitazione può dare un aiuto iniziale come energetico
di pronta assimilazione, ma contiene una percentuale troppo
alta di zuccheri per essere un'integrazione permanente della
dieta.
-
Diluizione del latte. Il passaggio ad
un nuovo tipo di alimento in animali così giovani va effettuato
gradatamente. Qualsiasi tipo di latte utilizziamo, va
diluito con l'acqua per i primi pasti. Se è latte di mucca,
bisogna iniziare con una diluizione di metà acqua/metà latte:
se si utilizza l'Esbilac liquido (già fornito all'esatta concentrazione),
bisogna ugualmente diluirlo all'inizio. Per quanto riguarda
l'Esbilac in polvere, il discorso è analogo; per i primi pasti
si miscela un cucchiaio di latte con quattro di acqua, poi si
passa ad uno di latte e tre di acqua, mantenendo anche in seguito
questa diluizione.
-
Dosi. Per quanto riguarda la dose che viene ingerita
ad ogni pasto, bisogna fare un po' ad occhio, perché dipende
da molti fattori: l'età dei pipistrello, le sue condizioni,
l'appetito individuale, ecc. Lunica cosa che possiamo
consigliare è di guardare l'addome, poiché fino a quando non
cresce il pelo è ben visibile il latte al suo interno.
Osservando il pipistrello dalla parte dorsale, vediamo a sinistra
il latte ingerito all'interno dello stomaco. La zona sarà
un pò sporgente e biancastra, e non deve essere eccessivamente
gonfia. All'inizio bisogna cercare di non fornire al piccolo
dosi eccessive, anche se mostra di essere ancora affamato; è
meglio farlo crescere un pò più lentamente, che rischiare un
blocco dei processo digestivo. In seguito, quando il pipistrello
è già abituato all'alimento, ed ha cominciato a mettere il pelo,
si può fornire la quantità di latte che desidera.
-
Frequenza. Il latte va somministrato ogni due-tre
ore, dalla mattina fino alla sera, per un totale di circa 6-7
pasti (durante la notte si può sospendere). Quando il
pipistrello cresce, il numero dei pasti va diminuito, aumentando
la dose singola. Ricordiamo che il piccolo va riscaldato
prima di ogni pasto.
-
Posizione per l'allattamento. Durante il pasto
il piccolo va tenuto con la testa verso il basso, oppure orizzontale,
per evitare che il latte possa andare nell'apparato respiratorio
provocando poi la morte per polmonite ab ingestis (vedi
figura 8).
-
Strumenti. Il latte va somministrato
con una siringa, alla quale va applicata, ai posto dell'ago,
una cannuccia per le flebo (dette butterfly o farfalle, si trovano
in farmacia. Noi consigliamo di prendere la n° 23). Queste
cannucce vanno applicate tagliando gran parte del cannello,
lasciandone un pezzetto di circa 1 cm, che servirà per far succhiare
il pipistrello. Non sempre il piccolo succhia; a volte
lecca semplicemente le goccioline che fuoriescono. Si
possono utilizzare anche cateterini per gatti (reperibili nelle
cliniche veterinarie), che sono cannellini ancora più sottili
delle butterfly. Se non disponiamo di questi oggetti,
possiamo usare pipette contagocce o pennellini sottili.
Personalmente sconsigliamo questi ultimi, perché qualche pelo
può essere ingerito, e la disinfezione è meno sicura.
Raccomandiamo infatti un'accurata pulizia di tutta la strumentazione
utilizzata, dal contenitore dei latte ai vari cannellini, proprio
come si fa con tutti i neonati. Questa può essere effettuata
con la bollitura o con prodotti da diluire in acqua, in genere
a base di cioruro di sodio, come l'Amuchina. L'importante
è eseguire un risciacquo finale con acqua, in modo da evitare
il residuo di qualsiasi sostanza chimica.
Pulizia
Essendo
degli animali molto attenti alla pulizia, fin da piccoli i pipistrelli
hanno l'istinto di leccarsi per lavare il proprio corpo, in
particolare le ali. Perciò dopo ogni pasto il piccolo
va pulito con un bastoncino cotonato inumidito. Questo
va utilizzato per togliere i residui di cibo sul muso e vicino
alle orecchie (bisogna fare particolare attenzione durante il
pasto affinché il latte non vi coli dentro). Anche la
zona anale va pulita con cura, sia per togliere le feci, sia
per stimolare la defecazione, soprattutto quando il pipistrello
è molto piccolo. Una volta cresciuto, può provvedere da
solo a tale operazione. Ogni tanto gradisce anche una pulizia
alla ali, perché sostituisce le cure che farebbe la madre.
In questo caso si passa delicatamente il bastoncino cotonato
inumidito sulla pelle delle ali, sia sopra che sotto, stimolando
il piccolo ad aprirle.
Socialità
I
pipistrelli sono molto sociali a tutte le età, e spesso anche
fra specie diverse. Pipistrellus kuhlii, P. savii, P. pipistrellus
vivono in perfetta armonia nello stesso contenitore.
Quindi possiamo tenere insieme più esemplari. Lunico inconveniente
che si può verificare quando sono piccoli è dovuto all'istinto
di poppare; un neonato può mettersi a succhiare la coda, la
punta delle ali, l'orecchio, o il pene di un altro esemplare.
Nell'ultimo caso si possono verificare arrossamento e gonfiore,
e bisogna cercare di isolare il soggetto che tende ad attaccarsi
ripetutamente. Per far distaccare il pipistrello si può
versare qualche goccia di acqua fredda sul naso, e asciugarlo
subito. Alcune volte può succhiare una parte del proprio
corpo; in tal caso bisogna maneggiarlo un po' di più, per non
farlo sentire solo. Molti riabilitatori sostengono che i piccoli
crescono meglio se si sentono accuditi e stimolati attraverso
il tatto e i suoni,
b)
Giovani
Consideriamo
giovani gli esemplari che sono già coperti dalla pelliccia,
cominciano a fare i primi voli e hanno già messo la dentatura
definitiva, che è riconoscibile dai canini ben sviluppati (l'aspetto
generale della dentatura è simile a quella di un cane o di un
gatto). Un altro carattere permette di stabilire con assoluta
sicurezza se l'individuo in questione è un giovane o un adulto.
I piccoli hanno le ossa di cartilagine, che è traslucida, e
con l'accrescimento si ha l'ossificazione, che inizia dalla
zona centrale, e arriva alle estremità dell'osso. La cartilagine
scompare del tutto dopo 23 mesi di età, a seconda delle specie.
Perciò se apriamo l'ala e osserviamo metacarpali e falangi in
trasparenza con una fonte di luce dietro, possiamo vedere delle
bande più chiare vicino alle articolazioni, che sono i resti
di cartilagine. Se l'osso appare uniforme, si tratta di
un adulto.
Se
abbiamo allevato il pipistrello sin da piccolo, in questa fase
vediamo svilupparsi l'istinto di mordicchiare il cannellino
che prima succhiava, o dal quale lambiva semplicemente le gocce.
Se l'esemplare viene trovato a terra in questa fascia di età,
spesso è perché si è involato precocemente, oppure non ha ancora
imparato a cacciare bene gli insetti, ed è debilitato.
Alimentazione
dei giovani
-
Cibo. Se troviamo
un giovane dobbiamo riscaldarlo e fornire a sazietà un po'
di latte di mucca diluito
con
acqua (servendosi di una siringa senza ago, di un contagocce
o cannellini vari). Successivamente si può dare l'Esbilac o
latte di mucca non diluito, ma a questa età il latte non è più
la base della dieta, può essere utilizzato solo come bevanda.
Dopo averlo fatto bere e riposare per tranquillizzarlo, dobbiamo
provare ad alimentarlo con del cibo che sia il più simile possibile
alle prede naturali. Se abbiamo cresciuto un piccolo, questo
è il momento di svezzarlo, e farlo passare gradatamente dall'alimentazione
lattea ad una a base di insetti. Questo non vuol dire
che dobbiamo andare noi stessi a caccia di zanzare o di farfalle
notturne, perché fortunatamente esiste una larva di insetto,
il Tenebrio molítor, adattissimo per i pipistrelli, che
è utilizzato per la pesca, ed è perciò reperibile nei negozi
per questo genere di attività, oppure dai rivenditori di mangimi
per uccelli. Questo umile insetto permette di alimentare
moltissimi tipi di animali nei vari centri di riproduzione in
tutto il mondo, e gli andrebbe riconosciuta questa grande qualità,
senza la quale non potremmo tenere in cattività molte specie
a rischio di estinzione per i programmi di riproduzione. Le
larve vengono comunemente chiamate vermi della farina, camole
della crusca o gramignoli, e sono vermiformi, di colore marrone
chiaro-giallastro, con sei piccole zampe vicino alla testa (vedi
Appendice IV).
-
Svezzamento e frequenza dei pasti. Per cominciare ad
abituare il pipistrello a questo alimento bisogna eseguire un'operazione
non molto piacevole, ma purtroppo indispensabile: decapitare
il verme con un coltellino e cominciare a somministrare la polpa
interna. Se è un piccolo che abbiamo allevato noi, dobbiamo
dargliela una volta al giorno, continuando a somministrare il
latte agli altri pasti, che a questa età saranno circa quattro
(mattina, pranzo, pomeriggio e sera). Piano piano si aumenta
il numero dei pasti "a polpa" e si diminuiscono quelli
"a latte", arrivando ad una prevalenza dei primi nel
giro di una settimana. A questo punto ad ogni pasto si possono
dare quante polpe il pipistrello desidera. Solitamente
il sapore è molto gradito, perciò il cambiamento di alimentazione
non è un'operazione complicata. Se il giovane non è stato allevato
da noi, possiamo dare a tutti i pasti le polpe, dando però il
latte come bevanda per dissetarlo ad ogni pasto.
Dopo
circa sette-dieci giorni la cosa più importante da fare, e un
po' più difficile, è abituarlo a mangiare tutto il verme (senza
testa), cioè con il rivestimento esterno, perché è composto
di chitina, che è essenziale per il corretto funzionamento dell'intestino.
Infatti se il pipistrello mangiasse solo le polpe per un lungo
periodo, potrebbe sopraggiungere la diarrea. Per insegnargli
a mangiare tutto il verme dobbiamo stimolare la sua tendenza
a mordicchiare e masticare. Si cerca di mettere la larva
decapitata nella bocca del pipistrello, sorreggendola con un
paio di pinzette (se necessario si può forzare delicatamente),
e si smuove leggermente il verme, finché comincia a morderlo.
Durante la masticazione dobbiamo continuare a sorreggere la
larva con le pinzette. Probabilmente saranno necessari
più tentativi prima di fargli imparare ad ingerire il verme
intero, ma non bisogna demordere! Fatto questo, il passo
successivo sarà di insegnargli a mangiare la larva con la testa,
per risvegliare l'istinto predatorio. Questa fase ha un
percorso simile a quella illustrata precedentemente. Potrà
accadere che l'esemplare, una volta afferrato il verme, rivolti
la testa sotto all'addome, portandolo vicino alle zampe posteriori;
è un comportamento frequente, e mira a posizionare bene la larva
in bocca, attraverso l'aiuto degli arti. Spesso, in particolare
ai primi tentativi, il pipistrello perderà la preda, che uscirà
tranquillamente da sotto la coda!
Adesso
il numero dei pasti diminuirà, in modo da giungere a soli due
serali nel giro di quattro-cinque giorni. Il pipistrello a questo
punto mangerà un numero di vermi che può andare da un minimo
di tre-quattro fino a otto-dieci, in dipendenza della dimensione
dei vermi stessi (non sempre si trovano allo stesso stadio di
sviluppo) e dell'appetito individuale.
-
Integratori. In questo periodo il latte dovrà essere diluito
con acqua come nella "formula d'emergenza" per dissetare
il giovane, ma ancora meglio è fornire anche un prodotto polivitaminico
in gocce da sciogliere in acqua (ad esempio il Protovit, una
goccia diluita in 5 cc) ogni due giorni. Inoltre è necessario
un integratore di calcio, perché i Tenebri hanno un basso rapporto
calcio:fosforo, che a lungo andare provoca una deficienza di
questo elemento nel pipistrello. La richiesta di calcio
varia in funzione dello stadio di sviluppo, della riproduzione
e dell'attività; anche un eccesso può essere dannoso, perché
può prevenire l'assorbimento di altri nutrienti. La vitamina
D è essenziale per l'assimilazione del calcio, ma un eccesso
può addirittura rimuoverlo dalle ossa (per i sintomi di deficienza
di calcio vedi a "Problemi incontrati"). Questo
ci fa capire quanto può essere complesso formulare una dieta
ben bilanciata, e soprattutto che il pipistrello può avere diverse
richieste, in dipendenza di molti fattori. Una dieta di
mantenimento richiede perciò un'aggiunta di calcio che può avvenire
in più modi: (1) alimentare i Tenebri con formaggio o latte
in polvere. Questo migliora il loro rapporto calcio:fosforo,
ma non lo corregge del tutto. (2) Utilizzare integratori di
calcio formulati per cani o gatti, preferibilmente in polvere,
da distribuire sui vermi prima di somministrarli al pipistrello.
(3) Dare saltuariamente del latte al pipistrello stesso. Tutto
questo, associato all'integrazione vitaminica, rende la dieta
ben bilanciata. La pappa reale non è più strettamente necessaria,
si può fornire di tanto in tanto, o se un pipistrello è inappetente.
In alternativa ai Tenebri possono essere somministrate le Camole
del miele (anch'esse sono larve utilizzate per la pesca). Però
è meglio utilizzarle per brevi periodi, o alternarle ai Tenebri,
perché quest'ultimi sono più nutrienti. Non dobbiamo invece
mai fornire le larve della mosca, né lombrichi.
Primi
voli
Durante
questo periodo il giovane va stimolato a compiere piccoli voletti,
tenendolo sospeso sulla mano aperta ad una certa altezza da
terra, e aspettare che provi a volare. Una cosa essenziale
da fare prima di stimolarlo al volo è riscaldarlo, tenendolo
in mano per una decina di minuti. Sentiremo il corpo dei
pipistrello vibrare, perché attiva i muscoli. Prima di
lanciarsi nel vuoto aprirà rapidamente la bocca per lanciare
gli ultrasuoni, ed avere una visione dettagliata dell'ambiente.
All'inizio farà brevi voletti e cadrà in terra, e ci saranno
sonori scontri con ostacoli vari, perché non sarà capace di
usare bene il sonar. Ma non c'è da preoccuparsi, perché il pipistrello
non riporta danni quando impara a volare. Dopo vari tentativi
riuscirà ad acquistare un po' di padronanza, e tenterà di attaccarsi
su punti elevati, come le tende, i mobili o le porte.
Una raccomandazione che vi preghiamo di seguire sempre è di
farlo volare in stanze con pochi mobili e di seguire attentamente
il volo, perché i pipistrelli sono velocissimi ad infìlarsi
nelle fessure più piccole, di cui non sospettavate neppure l'esistenza!
In tal caso è molto difficile rendersi conto di dove possa essere
andato, e rivoltare la stanza spesso non serve a molto; l'alternativa
è aspettare che esca nuovamente da solo, e questo può richiedere
anche qualche ora! Per facilitarlo nell'esercizio dei volo conviene
alimentarlo successivamente a tale attività, si evita così di
appesantirlo con il cibo; inoltre a stomaco pieno ha minor desiderio
di volare.
Liberazione
Quando
il pipistrello sarà capace di compiere numerosi giri della stanza,
volando per molti minuti senza posarsi, vuoi dire che è sufficientemente
forte, ed è pronto per la liberazione. Questo è un argomento
abbastanza complesso ed ancora controverso. I pipistrelli sono
animali selvatici, e lo scopo primario nel soccorrerli è di
riuscire a restituirli al loro ambiente, affinché possano trascorrere
la loro vita in completa libertà. Purtroppo questo non è sempre
possibile, ed alcune volte non è neanche facile giudicare l'opportunità
di una scelta o di un'altra se le condizioni fisiche sono pressoché
perfette. In caso di fratture o di danni ai muscoli sicuramente
la prospettiva è la cattività.
Se
il pipistrello è stato trovato da piccolo ed allevato a mano,
il dilemma principale è: riuscirà ad imparare a cacciare da
solo? Ci sono due scuole di pensiero; alcuni riabilitatori
sostengono che la madre insegna le tecniche di caccia ai figli,
seguendoli fino a che non diventano indipendenti. Altri
pensano che ciò non avvenga, e che l'istinto guida il giovane
verso le prede. Spesso questa non conoscenza si somma allinevitabile
incertezza sul futuro di un essere che non è più un semplice
animale che abbiamo aiutato, ma è diventato qualcuno a cui abbiamo
imparato a volere bene. Il dilemma in questi casi assume proporzioni
notevoli! Le nostre scelte si sono basate sulla nostra esperienza
di campo, cioè nel riconoscere presenti certe caratteristiche
di "attività e curiosità" nell'individuo da liberare
che rispecchiano quelle di soggetti osservati in natura. Alcuni
giovani si mostrano assai desiderosi di volare, mordono avidamente
la loro preda, sono estremamente curiosi; questi sono sicuramente
candidati per la liberazione. Altri richiedono tempi lunghi
per imparare a mangiare il Tenebrio intero e volano solo dopo
ripetute stimolazioni; questi li giudichiamo in genere non idonei.
Probabilmente questo criterio, non molto oggettivo, non riesce
a discriminare realmente chi riuscirà a cavarsela in natura
oppure chi non ce la farà, ma in mancanza di dati sicuri, sia
in un senso che in un altro, non possiamo fare altrimenti. A
questo quadro si aggiunge inoltre una tendenza di una delle
due specie trovate più frequentemente, il Pipistrellus savii,
che se allevato sin da piccolo, non sviluppa granché il
desiderio di volare, abituandosi molto facilmente alla cattività.
Perciò va dedicata particolare attenzione nello stimolare al
volo i giovani, soprattutto prima di dar loro il cibo, perché
imparino ad associare le due attività in modo consequenziale.
Per fortuna durante la stesura di questo manuale ci è giunta
notizia di due esperienze condotte in Germania e nel Minnesota
(USA) che portano nuova luce su questo argomento. Questi studi
indicano che piccoli allevati in cattività possono imparare
a cacciare da soli, senza aver ricevuto nessun tipo di insegnamento
dalla madre. Questo non vuol dire che il genitore non abbia
nessun ruolo nell'apprendimento di tale attività, ma la cosa
importante è che gli orfani possono farcela anche con le proprie
forze. Naturalmente un passaggio graduale dalla cattività all'ambiente
naturale aiuterebbe maggiormente il pipistrello. Lideale
sarebbe costruire una voliera all'aperto dotata di lampade fluorescenti
per attrarre insetti volanti, e ridurre gradatamente la quantità
di cibo fornita da noi per stimolarlo alla caccia di una preda
diversa. Dopo due o tre settimane potremmo liberarlo, lasciando
la voliera aperta, per fargli avere a disposizione un rifugio
conosciuto in caso di bisogno. Infatti i pipistrelli sono molto
fedeli ai luoghi di riposo che scelgono, e possono utilizzarli
per tutta la vita (vedi a "Conservazione").
Giunto
il fatidico momento della liberazione, che è di estrema gioia,
ma anche di tristezza per la separazione da un essere a noi
caro, dobbiamo scegliere una sera con condizioni meteorologiche
buone, cioè con assenza di vento, temperatura non bassa, e naturalmente
senza pioggia. Verso le 19.00 cominciamo ad attivare il pipistrello,
lo riscaldiamo, gli facciamo compiere qualche voletto, gli diamo
un paio di Tenebri e un po di acqua, e lo facciamo riposare.
Verso le 20.00-20.30 lo riscaldiamo nuovamente, e dopo qualche
voletto, lo mettiamo fuori della finestra tenendolo sulla mano,
fino a che prende il volo.
c)
Adulti
Per
semplicità consideriamo adulto un individuo che ha svernato
almeno una volta. In genere gli adulti sono più diffidenti dei
giovani, e quando hanno paura spalancano la bocca per intimorire.
Pur essendo degli animali selvatici, i pipistrelli difficilmente
mordono, e l'indole molto docile e l'innata propensione alla
socialità, fanno si che perdano ben presto la diffidenza iniziale.
I Chirotteri amano molto il contatto fisico, e lo manifestano
con delle vibrazioni muscolari. Questa attività, oltre ad aumentare
la temperatura corporea per preparare il pipistrello al volo,
è anche un segnale di piacere, probabilmente utilizzato all'interno
della colonia, quando gli esemplari sono stretti gli uni agli
altri. La sensazione che si prova sentendo queste vibrazioni
è simile a quella di un gatto che ci fa le fusa, ed è semplice
immaginare quanto sia facile affezionarsi a degli animali così
sociali. Ma ricordiamo sempre che lo scopo primario è
la liberazione, a meno che non ci siano motivi fondati per non
farlo. Un adulto deve essere tenuto il tempo strettamente
necessario alla sua riabilitazione, che in caso di debilitazione,
può andare da due-tre a otto-dieci giorni. Quando viene trovato,
può essere semplicemente debilitato o avere problemi più seri,
come fratture e ferite. In entrambi i casi va tenuto al caldo
e deve essere somministrata acqua con vitamine o latte di mucca
diluito. Dopo averlo riscaldato, va alimentato con le larve
di Tenebri decapitate, all'inizio solo con la polpa interna,
in seguito con tutto il verme, come è descritto per i giovani.
Come formula d'emergenza, se non si hanno in casa i Tenebri,
si può provare a somministrare un po' di carne delle scatolette
per gatti, tuorlo di uovo sodo o carne cruda. Ma è importante
ricordare che questa non è assolutamente l'alimentazione giusta,
e non va adottata per molti giorni. La dieta da seguire è uguale
a quella consigliata per i giovani, con l'integrazione a base
di vitamine e calcio.
Se
il pipistrello è debilitato va alimentato circa 3 volte al giorno,
evitando pasti mattutini, perché è il periodo di minore attività,
e bisogna cercare di rispettare il ritmo biologico. Se non ha
grossi problemi si può fornire il cibo una o due volte al dì,
solo di sera. Anche se è adulto, il pipistrello non riesce a
mangiare da solo, perché le larve della farina non sono le sue
prede abituati, ed inoltre è intimorito. Perciò va alimentato
a mano, tenendo il Tenebrio con le pinzette, come facciamo con
i giovani. Dobbiamo tenerlo in mano o coperto con un panno,
perché si senta al sicuro, e possa mangiare tranquillamente.
Se
è inverno, il pipistrello va tenuto al caldo finché non si è
ristabilito perfettamente. Una volta pronto, possiamo liberarlo,
anche se non è un periodo di attività per i pipistrelli. Dobbiamo
scegliere un momento in cui la temperatura non è molto bassa
e con assenza di perturbazioni meteorologiche, portandolo nel
luogo di ritrovamento. Infatti il luogo di liberazione è molto
importante per un adulto, perché già conosce dei rifugi e delle
zone di caccia, cioè sa come muoversi in quel territorio. Questo
facilita molto il suo ritorno in natura. Per un giovane non
è così determinante, perché c'è una naturale dispersione che
lo porta ad esplorare nuovi territori. Se invece il pipistrello
si è ristabilito, ma non vuole volare, dobbiamo farlo svernare.
In questo caso le alternative sono due: tenerlo attivo o mandarlo
in letargo. Tenerlo attivo significa nutrirlo ogni giorno e
mantenerlo al caldo, senza che ciò comporti alcun danno o sofferenza.
Scegliere il letargo è abbastanza complicato, perché l'ibernazione
dei pipistrelli non è continuativa per tutto l'inverno, ma si
svegliano di tanto in tanto per mangiare e per bere. Perciò
dovremmo controllarli spesso, per alimentarli in caso di interruzione
del letargo. Inoltre la temperatura dovrebbe mantenersi tra
i due-tre e i dieci gradi centigradi, e l'umidità intorno all'ottanta
per cento. Non è facile monitorare tutte queste cose, perciò
consigliamo di non scegliere quest'ultima soluzione.
Per
quanto riguarda gli interventi da fare in caso di ferite, fratture,
ed altri problemi, forniamo qui di seguito un elenco dei vari
aspetti che abbiamo affrontato nei vari anni di attività e le
possibili soluzioni.
Infine
se viene trovato un esemplare morto consigliamo di conservarlo
dentro un vasetto con alcool (oppure se l'esemplare è morto
di recente si può congelare), e chiamare qualche istituzione
interessata allo studio dei pipistrelli. Si possono ricavare
molti dati sia sulla distribuzione delle specie sia sulle cause
di morte.
5. Pronto intervento
Problemi
più comuni e loro
trattamento
Elenchiamo
i vari problemi che abbiamo incontrato durante la nostra esperienza,
affiancati da veterinari, e arricchita da quella di altri riabilitatori
non italiani, fornendo le possibili soluzioni. Purtroppo
su alcuni aspetti non siamo in grado di intervenire, sia perché
i pipistrelli non sono animali così frequenti (e questo limita
le esperienze), sia perché ci sono difficoltà obbiettive, a
causa delle piccole dimensioni delle specie più comuni. Ci auguriamo
che sempre più veterinari possano sviluppare tecniche riabilitative
per animali selvatici, e soprattutto per le specie più rare
e meno conosciute, quali sono i Chirotteri.
Come
esaminare un pipistrello
Il
modo migliore per maneggiare un pipistrello, ed esaminarlo
per rendersi conto dei possibili problemi che può avere, è di
tenerlo disteso sul palmo della mano, con la testa dalla parte
dei pollice, e chiudere delicatamente le dita attorno al corpo
(vedi figura 10a, b, c). In questo modo si possono osservare
il muso e le orecchie, vedere se ci sono ascessi, arrossamenti,
o ferite. Se apre la bocca bisogna guardare se c'è sangue all'interno,
e se articola bene la mandibola. Controlliamo le orecchie per
l'eventuale presenza di parassiti, come piccole zecche o acari.
Continuando a tenere chiusi il pollice e l'indice per impedire
movimenti della testa, si aprono le altre dita, e si esamina
il corpo dalla parte dorsale. Spostando piano il pelo con un
dito si controlla se ci sono zone prive di pelliccia, ferite
o parassiti. Poi si apre delicatamente l'ala per vedere l'integrità
delle ossa (omero, radio, metacarpali e falangi) e si muove
piano, in modo da controllare le articolazioni; guardare se
ci sono lacerazioni del patagio. Richiudere l'ala e controllare
la zampa e l'uropatagio. Passare il pipistrello nell'altra mano
e ripetere l'ispezione alla rimanente ala e zampa. Controllare
anche laddome, anche se non sempre è possibile per chi
ha poca esperienza pratica, perché è una zona non agevole da
guardare. Inoltre alzando l'uropatagio è possibile sapere se
abbiamo a che fare con un maschio od una femmina, perché il
pene è sempre visibile, fin dalla nascita.
Problemi
incontrati
-
Alopecia (mancanza
di pelo). La perdita di pelo è generalmente correlata ad una
dieta non bilanciata. E' abbastanza frequente nei piccoli allevati
con latte senza integratori, ed in questi casi è totale. Il
pipistrello può sviluppare una peluria iniziale, che viene persa
in seguito per mancanza di vitamine e di microelementi. L'alopecia
può essere parziale, come nel caso in cui è dovuta ai residui
di cibo sul pelo; in queste circostanze le aree nude possono
essere la gola e l'addome. Nella nostra esperienza non abbiamo
mai visto un pipistrello con malattie della pelle, anche se
in teoria può essere possibile; nell'alopecia alimentare, se
lo scompenso non si protrae per un tempo lungo, la pelle è integra,
di colore rosato, senza croste o ispessimenti. Nel periodo degli
accoppiamenti (fine agosto-novembre) le femmine possono perdere
il pelo alla base della nuca, in seguito alla presa dei maschio.
Gli adulti compiono una muta annuale, solitamente in primavera,
ma il ricambio dei pelo è graduale e non ci sono zone nude.
I piccoli che per scompensi alimentari hanno perso tutta la
pelliccia non possono essere liberati se non è stata rimessa
completamente. La correzione del regime alimentare permette
la ricrescita, ma se ciò non avviene all'inizio dell'inverno,
quasi sempre dovranno aspettare la muta della primavera successiva.
In tal caso non possono andare in letargo, perché avrebbero
troppa dispersione di calore, e devono essere mantenuti in attività
per tutto l'inverno.
Per
stimolare la ricrescita del pelo si può somministrare un integratore
apposito a base di vitamine, zinco e acidi grassi essenziali
(ad esempio Glazar derm, in polvere, reperibile nei negozi per
animali). Questo integratore si alterna alle vitamine e al calcio
della dieta, un giorno sì ed uno no, mettendone un pizzico sopra
ai Tenebri.
-
Ascessi. Si manifestano
prevalentemente quando la dieta non è bilanciata, o per ferite
infette. Possono essere a carico delle ghiandole facciali, delle
articolazioni, del margine del patagio, degli occhi. La cosa
migliore è rimuovere la causa, cioè correggere il regime alimentare.
Sull'ascesso (ad esclusione di quello agli occhi) possono essere
applicate pomate antibiotiche (Aureomicina) o antibiotici liquidi
ad uso topico (Rifocin).
-
Attacchi da gatto. Come
già detto, la predazione da parte dei gatti è una delle maggiori
cause di mortalità in ambiente urbano. Nella grande maggioranza
dei casi l'esemplare non ha scampo. Se ci sono fratture delle
ossa, vedi più avanti sotto "fratture". I felini hanno
una grande carica batterica sui denti, perciò i morsi sono frequentemente
causa di infezioni, anche gravi. Le ferite vanno sempre disinfettate,
ed è consigliato un trattamento antibiotico.
-
Antibiotici. La somministrazione
di queste sostanze deve essere effettuata sotto controllo veterinario.
In generale ci sono due gruppi che vanno evitati, le tetracicline
e gli aminoglicosidi. Le prime non devono essere utilizzate
in giovani individui, perché si legano al calcio e vengono incorporate
nelle ossa durante l'accrescimento. Gli aminoglicosidi vanno
sempre evitati, perché possono danneggiare l'orecchio, con conseguente
sordità, ed in tal caso sarebbe impossibile liberare il pipistrello.
Gli antibiotici consigliati dalle veterinarie Paola Campaneila
e Carlotta Gaio per le infezioni batteriche sono un'associazione
di sulfametossazolo-trimethoprim (rispettiva concentrazione:
200 mg e 40 mg ogni 5 ml) alla dose di 15 mg/kg/12 ore per via
sottocutanea per 8-10 giorni, oppure l'enrofloxacin alla dose
di 9 mg/kg/12 ore, sempre per 8-10 giorni, mescolato ad un succo
zuccherino e somministrato oralmente. Alcuni veterinari inglesi
utilizzano la polvere delle capsule di ampicillina, e ne mettono
un pochino sulla bocca del pipistrello, in modo che seccandosi,
ingerisca l'antibiotico; questo ogni 12 ore per circa otto giorni.
-
Avvelenamento. Può
essere causato da pesticidi ingeriti attraverso le prede. Queste
sostanze si accumulano nei depositi lipidici, e quando il pipistrello
li consuma, i veleni entrano in circolo in concentrazioni tali
da uccidere l'esemplare. Questo accade soprattutto durante l'inverno
o la primavera, quando i pipistrelli bruciano i grassi, ma anche
quando le femmine allattano i piccoli, che ingeriscono latte
e pesticidi. I sintomi sono a carico del sistema nervoso centrale,
con convulsioni, movimenti scoordinati, incapacità di volare,
ma anche diarrea e debolezza generale. E' difficile che il pipistrello
sopravviva, ma in ogni caso consigliamo di portarlo da un veterinario
esponendogli i sospetti di avvelenamento.
-
Debilitazione. E'
abbastanza frequente che un pipistrello possa essere debilitato,
in particolare durante l'inverno e la primavera. Condizioni
temporali avverse per lunghi periodi di tempo possono aggravare
lo stato di individui già deboli. I soggetti maggiormente a
rischio sono i giovani che affrontano il primo letargo e i più
anziani. In questi casi il pipistrello va tenuto al caldo e,
come prima cosa, bisogna fornire acqua con una siringa senza
ago o con un contagocce. Può accadere che sia molto disidratato,
e questo può ostacolare la nutrizione. In tal caso bisogna reidratarlo
prima di fornire il cibo (vedi a "Disidratazione"),
e una volta risolto il problema, va alimentato frequentemente
con i Tenebri (circa tre volte al giorno), con aggiunta di vitamine
e calcio. Se all'inizio non vuole mangiare la polpa dei Tenebri,
anche in seguito alla debolezza, possiamo provare a somministrare
un po' di tuorlo d'uovo crudo diluito nel latte, tramite una
siringa senza ago. Molto importante anche l'ausilio di pappa
reale 1 o 2 volte al giorno. Il tempo necessario per ristabilirsi
completamente può andare da due-tre a circa dieci giorni.
-
Deficienza di calcio. Se
un adulto viene mantenuto con una dieta povera di calcio, c'è
una graduale rimozione di questo elemento dalle ossa per mantenere
costante il livello nel sangue e nei tessuti. Il pipistrello
apparirà normale per un lungo periodo, fino a quando non si
verificheranno fratture a carico delle ossa lunghe o delle vertebre.
In tal caso il soggetto tenderà a stare fermo per ridurre il
dolore. Se è una femmina in allattamento, la richiesta di calcio
per produrre il latte è ancora più alta, e i sintomi possono
essere debolezza muscolare (anche con tremori), convulsioni
e irregolarità dei battito cardiaco. Questi sintomi possono
essere simili a quelli di un avvelenamento. Nei piccoli la carenza
è evidente nelle ossa lunghe, le cui estremità si assottigliano
e con il passare dei tempo si piegano. Purtroppo queste deformità
sono permanenti, anche se la dieta viene corretta. Si raccomanda
di seguire le indicazioni dei paragrafi sull'alimentazione.
-
Diarrea. Numerosi fattori possono provocare la diarrea,
anche se noi non abbiamo mai avuto casi di questo genere, e
perciò non la riteniamo così frequente. Una dieta sbilanciata,
eccessivo stress, infezioni batteriche o infestazioni parassitarie
possono concorrere come possibili cause.
-
Disidratazione. E'
uno degli inconvenienti più ricorrenti, anche in seguito a forti
stress o debilitazioni. In genere basta la somministrazione
orale di liquidi come acqua, ma alcune volte può rendersi necessario
un ciclo di iniezioni sottocutanee di soluzioni reidratanti
elettrolitiche (Ringer lattato), da effettuarsi sempre dopo
aver riscaldato il pipistrello. Le iniezioni vanno fatte tra
le scapole, sotto assistenza veterinaria. Si consiglia il Ringer
lattato secondo le formule fornite da Carpenter (citato da Susan
Bernard), elencate in tabella 2.
Peso
dei pipistrello (g)
Ringer lattato (ml)
Numero di iniezioni in 24 h
1.0 - 1.1
0.03 - 0.04
3 - 5
1.2 - 1.5
0.04 - 0.05
3 - 5
1.6 - 1.9
0.05 - 0.06
3 - 5
2.0 - 2.4
0.06 - 0.07
3 - 4
2.5 - 2.9
0.07 - 0.08
3 - 4
3.0 - 3.4
0.08 - 0.09
3 - 4
3.5 - 3.6
0.09 -0.10
3 - 4
4.0 - 4.4
0.10 - 0.15
3 - 4
4.5 - 4.9
0.15 - 0.20
2 - 3
5.0 - 5.4
0.20 - 0.25
2 - 3
5.5 - 5.9
0.25 - 0.30
1 - 2
6.0 - 6.4
0.25 - 0.30
1 - 2
6.5 - 6.9
0.30 - 0.35
1 - 2
7.0 - 7.4
0.35 - 0.40
1 - 2
7.5 - 7.9
0.40 - 0.45
1 - 2
8.0 - 8.4
0.45 - 0.50
1 - 2
>8.5
0.50
Da calcolare usando la formula*
Tabella
2. Dosaggi di soluzione Ringer lattato. Il dosaggio più
alto indica la massima quantità di fluidi che può essere somministrata
in una iniezione.
*
Formula da utilizzare per pipistrelli che pesano più di 8.5
grammi: (55ml Ringer/1000g X peso pipistrello)+(0.08 X peso
pipistreilo/2)/0.50= numero di iniezioni nelle 24 ore, ad esclusione
della notte.
-
Ferite. Le ferite
vanno accuratamente disinfettate con prodotti che non contengono
alcool, ed è preferibile applicare pomate antibiotiche (Aureomicina)
per almeno un paio di giorni.
-
Fratture. Le fratture
sono abbastanza frequenti, soprattutto quelle esposte. Se riguardano
metacarpali e falangi, si possono facilmente risolvere da sole.
Bisogna cercare di far muovere il meno possibile il pipistrello,
tenendolo in una scatola piccola per impedire l'apertura delle
ali. La guarigione richiede circa un mese, e quasi sempre può
tornare a volare. In caso di fratture esposte, va disinfettata
la parte e bisogna applicare una pomata antibiotica. In certi
individui può rendersi necessaria una terapia antibiotica. Se
la frattura è a carico del radio o dell'omero, difficilmente
si può eseguire un unosteosintesi adeguata nelle specie
più piccole. Lunica prospettiva, se il danno non è molto
grave, è il mantenimento in cattività. Le specie di grandi dimensioni
possono essere curate più facilmente, ma vengono trovate assai
raramente, e noi non abbiamo nessuna esperienza in questo senso.
-
Anestesia. Se si rende
necessario un intervento veterinario, l'anestesia sperimentata
con successo è quella gassosa con l'alotano (induzione al 4%
e mantenimento al 2%).
-
Gonfiori intestinali. Si manifestano prevalentemente
nei piccoli, a causa di una dieta errata. Occorre cambiare
tipo di alimentazione (vedi a "Alimentazione dei neonati"),
e può essere d'aiuto massaggiare delicatamente la pancia. Possiamo
fornire un po' di carbone vegetale, che facilita il riassorbimento
dei gas, e un decotto di semi di finocchio.
-
Incidenti. Purtroppo non possiamo fare molto se sono
stati danneggiati degli organi. La miglior cosa è somministrare
una goccia di vitamina K (Konakion) per via orale un paio di
volte durante il primo giorno di permanenza.
-
Parassiti. Come ogni altro animale, i pipistrelli possono
avere parassiti. Nei Chirotteri sono così specializzati che
non possono vivere su altri tipi di animali, perciò non dobbiamo
preoccuparci di possibili intestazioni dell'abitazione. Consigliamo
comunque di osservare le elementari norme igieniche, come lavarsi
le mani e tenere pulito il contenitore dei pipistrello. Possiamo
distinguere due gruppi di parassiti: gli ectoparassiti (quelli
che vivono sulla superficie del corpo) e gli endoparassiti (che
vivono all'interno dei corpo).
-
Ectoparassiti. Sono
abbastanza frequenti nei soggetti debilitati. In genere sono
minuscoli acari che camminano tra il pelo e sul patagio, nutrendosi
sia di sangue che di desquamazioni della pelle. Le zecche sono
meno comuni; hanno forma discoidale, colore grigiastro, e stanno
fisse in un punto, attaccate con il rostro per succhiare il
sangue. Gli acari vanno rimossi manualmente con un bastoncino
cotonato impregnato di alcool, e per fortuna tendono a scomparire
spontaneamente nel giro di qualche giorno. Le zecche vanno staccate
afferrandole vicino alla testa con un paio di pinzette e tirando
con decisione. Sconsigliamo vivamente l'utilizzazione di qualsiasi
prodotto insetticida. C'è un tipo di parassita, somigliante
ad una piccola zecca di colore arancione, che si attacca sulle
membrane, e provoca necrosi dei tessuti. Va immediatamente rimosso
con le pinzette.
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Endoparassiti. Sono
poco frequenti. Un sintomo della loro presenza può essere un
caso di debilitazione, che dopo ricovero e foraggiamento non
mostra segni di ripresa. In tal caso possono essere presenti
parassiti intestinali, come Coccidi o vermi. I veterinari consigliano
come terapia contro i Coccidi una somministrazione orale dell'associazione
sulfametossazolo-trimethoprim (rispettivamente alla concentrazione
di 200 mg e 40 mg per 5 ml) alla dose di 15 mg/kg/12 ore per
otto-dieci giorni. Contro i Nematodi intestinali si può usare
il FBZ alla dose di 50 mg/kg/die per tre giorni.
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Patagio. Il patagio può essere danneggiato in vari modi.
I fori non presentano problemi, si ríchiudono da soli; per facilitare
la guarigione possiamo applicare pomate cicatrizzanti, ma non
è indispensabile. Frequentemente rimane una cicatrice, ma il
pipistrello torna a volare perfettamente. In caso di aperture
estese o di tagli completi la risoluzione è impossibile. Fino
ad adesso non sono state individuate tecniche che permettano
di risolvere questi casi.
Il
patagio, di solito morbido e liscio, può presentarsi secco e
poco elastico nei casi di disidratazione o di debilitazione.
Solitamente il pipistrello dedica molta cura nel pulire il patagio,
passando poi il secreto oleoso delle ghiandole facciali per
renderlo più elastico. In caso di secchezza, possiamo applicare
olii naturali (olio di rnandorle dolci, di jojoba, di germe
di grano) oppure una pomata preparata con i Fiori di Bach (Rescue
cream).
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Sostanze estranee sui corpo. In
caso di residui di cibo, o altri tipi di sostanze attaccate
sul corpo del pipistrello, si può eseguire un lavaggio con acqua
tiepida e sapone di Marsiglia liquido, detergendo delicatamente
la parte. Occorre prestare grande attenzione a non bagnare l'interno
delle orecchie. Dopo il bagno, che deve essere effettuato solo
nei casi di reale necessità, si tampona con un asciugamano e
si mette il pipistrello vicino ad una fonte di calore. Non bisogna
mai utilizzare l'asciugacapelli.