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INDICE
1. Rapporto tra uomo e pipistrello
2. Progetto Bat-Box
3. Pipistrelli: nostri alleati
4. Cosa fare se troviamo un pistrello
5. Pronto intervento

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1. Chirotteri urbani:
dati faunistici e problemi inerenti alla
convivenza con l'uomo

Parte curata da: GIANNA DONDINI, SIMONE VERGARI e DINO SCARAVELLI

PAROLE CHIAVE: Chiroptera - Ambiente urbano - Conservazione - Rabdovirus - Microflora enterica.

ABSTRACT
Bats of urban areas: faunal data and problems about cohabitation with humans

The presence of bat colonies in cities, and the techniques for their effective conservation are discussed. Also provided are some data on the bacteriological analysis of droppings collected in the major cities of Northern Tuscany. Up to now no sign of Rabdovirus has been found in any of the specimens examined.



1.1. INTRODUZIONE

I Chirotteri trovano all'interno delle aree urbane diversi sostitutivi di rifugi naturali come palazzi, fognature, sotterranei e vecchi alberi cavi che, associati ad una elevata concentrazione di risorse trofiche, favoriscono popolazioni diversificate e in alcuni casi molto consistenti.

Una certa importanza sembra essere assunta dalla presenza di gran numero di punti luci che, come riassunto da Rydell e Baagøe (1996), determinano un'elevata concentrazione di insetti.

Benché il numero delle specie di Chirotteri degli ambienti urbani sia particolarmente elevato, le indagini sulle comunità sono scarse. In alcuni lavori svolti in città europee possiamo trovare questi dati: Brno (Repubblica Ceca) 15 specie (Gaisler e Bauerova, 1985-86); Praga (Rep. Ceca) 12 specie (Hanàk, 1983); Londra (Gran Bretagna) 13 specie (Mickleburgh, 1989); Poznan (Polonia) 9 specie (Bogdanowicz, 1983; Bogdanowicz e Urbanczyk, 1983). Per l'Italia si possono annoverare lavori sia di carattere generale (Zava e Di Bella, 1992), sia su particolari aree urbane, come ad esempio Bologna (Scaravelli, 1993) con dati parziali per 4 specie, Padova (Vernier, 1995) con 9 specie sicure e l'area metropolitana fiorentina, per la quale Dondini e Vergari (1996) considerano aspetti ecologici.

La conoscenza della chirotterofauna urbana e un serio approccio alla problematica correlata è il primo passo verso concrete azioni di conservazione e in questo lavoro si riassumono alcune delle attività condotte dagli autori in questo campo. Le analisi batteriologiche associate alla ricerca dei rabdovirus su esemplari morenti permettono di escludere potenziali pericoli per l'uomo, assicurandone una sicura convivenza.

1.2. MATERIALI E METODI

La raccolta di dati faunistici è avvenuta nei complessi urbani della pianura fiorentina (Firenze, Prato e Pistoia), Bologna e cittadine romagnole (Cesena, Forlì) tra il 1992 e il 1996. I rilievi sono stati eseguiti, in ordine di importanza, attraverso una raccolta degli esemplari trovati morti, feriti o debilitati, cattura da rifugio e con mist-net, e l'uso di bat-detector (Pettersson D-100 e D-960). Con questo strumento abbiamo effettuato dei transetti lungo le strade cittadine e all'interno delle poche aree verdi, registrando su nastro magnetico in eterodinico e confrontando successivamente con le registrazioni fornite da Ahlen (1990). Sono state scartate tutte quelle di difficile interpretazione. Inoltre sono stati controllati gli esemplari conservati nel Museo di Zoologia "La Specola" di Firenze.

Per le indagini microbiologiche, nell'estate 1994 sono stati raccolti da 7 esemplari (4 femmine e 3 maschi) di Hypsugo savii (Bonaparte, 1837) e 6 (3 femmine e 3 maschi) di Pipistrellus kuhlii (Kuhl, 1817), complessivamente 26 campioni freschi di escrementi conservati in contenitore sterile. Sono stati sottoposti ad analisi microbiologica nel Laboratorio di Diagnosi Veterinarie di Prato, coltivandoli su differenti tipi di terreni: Sabourad e sale mannite a 37° C per 48 ore, agar desossicolato (o Mc Conkey) e agar SS (o HE) a 37° C per 24 ore. Successivamente sono stati arricchiti in brodo selenite a 37° C per 24 ore e poi ripassati in SS a 37° C per altre 24 ore.

I rabdovirus sono stati ricercati su 8 esemplari raccolti morenti o morti nell'area fiorentina. L'esame è stato compiuto dall'Istituto Zooprofilattico di Firenze.



1.3. RISULTATI


Specie rilevate

Per l'area fiorentina sono state rilevate 13 specie; per Bologna, Forlì e Cesena 7 specie (Tab. I.).

Analisi batteriologica degli escrementi

Sono stati rilevati i seguenti microrganismi:

1- P. kuhlii: Proteus sp., Enterobacter sp., Hafnia alvei (Møller, 1954), Klebsiella oxytoca (Függe, 1886), Staphylococcus aureus (Rosenbach, 1884).

2- H. savii: Proteus sp., Enterobacter sp., Escherichia coli (Migula, 1895), Hafnia alvei (Møller, 1954), Klebsiella oxytoca (Függe, 1886), Staphylococcus aureus (Rosenbach, 1884).

In due esemplari (1 P.kuhlii e 1 H. savii) sono state evidenziate rare colonie di miceti del genere Candida. Le abbondanze dei singoli batteri, stimate dal numero di colonie, sono molto variabili da un individuo all'altro, anche della stessa specie.

Rabbia

Per il momento sono stati esaminati 4 esemplari di P. kuhlii e 4 di H. savii con esito negativo.



1.4. DISCUSSIONE

L'ambiente urbano è molto favorevole a sostenere diversificate comunità di pipistrelli, grazie ad una buona disponibilità di rifugi e di cibo. Le specie più frequenti sono il pipistrello di Kuhl e il pipistrello di Savi. P. pipistrellus, considerato nella letteratura "storica" la specie in assoluto più comune anche negli ambienti antropizzati, appare a tutt'oggi confinata nei piccoli aggregati rurali o negli ambienti a maggior grado di naturalità.

La possibilità che i pipistrelli possano essere un pericolo per la pubblica salute si può tranquillamente escludere, sia per la difficoltà con cui le persone ne vengono a contatto, sia perché come mostrato dalle analisi batteriologiche qui presentate e di altri autori (Pinus e Müller, 1980; Piraino et al., 1996; oppure vedi Lanza, 1998 per una revisione generale dei parassiti), non sono veicolo di agenti patogeni, essendo tali batteri commensali o, solo in particolari condizioni, patogeni opportunisti. Inoltre le indagini, se pur ancora incomplete, sulla presenza di rabdovirus nelle popolazioni italiane (vedi Prosperi, 1987; Mutinelli et al., 1994) non hanno evidenziato alcun caso positivo.

Le cause di morte in ambiente urbano sono state già indagate da Vergari e Dondini (1996) per l'area fiorentina, dove è risultato circa il 20% di predazione da parte di gatto domestico e il 15% di incidenti causati dall'uomo. Quest'ultimo valore è sicuramente sottostimato per la difficoltà nel documentare tutti i casi nei quali gli esemplari vengono uccisi e gettati. Per le altre aree i dati non sono sistematici, ma sono stati registrati numerosi casi di predazione da parte di gatto (Bologna e Forlì) a carico di P.kuhlii e H.savii. Scontri con autoveicoli hanno interessato i soprannominati e E.serotinus (Cesena) nonché R..hipposideros e P.austriacus (Forlì). Risulta evidente che i gatti costituiscono un grosso pericolo per i pipistrelli, che li uccidono nella quasi totalità delle catture. Anche l'interazione con l'uomo non è sempre positiva; infatti sono stati documentati vari casi di intolleranza nei confronti sia di colonie, sia di singoli esemplari che casualmente trovano ricovero all'interno delle abitazioni. Un caso classico è rappresentato dall'uso, particolarmente frequente in P. kuhlii e H. savii, dei cassonetti degli avvolgibili come rifugio; la presenza degli escrementi sul terrazzo o sul davanzale (anche in piccole quantità) suscita spesso una reazione negativa che termina con la richiesta di eliminare la colonia. Si sono verificati casi di richiesta di intervento ai Vigili del Fuoco (si veda l'articolo apparso sul quotidiano La Nazione del 5 agosto 1994:'Caccia al pipistrello nella stanza dei figli' oppure Il Tirreno del 1 settembre 1994: 'Famiglia terrorizzata nella notte da uno stormo di pipistrelli') e continuano ad uscire articoli allarmistici e di cattiva informazione sui giornali (si vedano gli articoli apparsi sul quotidiano La Nazione del 25 luglio 1996: 'Vive nell'incubo di frotte di pipistrelli' e 'Donna assediata dai pipistrelli').

Solamente nei casi in cui ci sia una coabitazione molto stretta, come quando i pipistrelli sono nel cassonetto dell'avvolgibile, e manovrandolo si provochi la morte degli esemplari, è consigliata la rimozione della colonia. Nella grande maggioranza dei casi i pipistrelli utilizzano solo nel periodo estivo tali rifugi, perciò il modo migliore per intervenire è di attendere l'inverno, procedere all'ispezione del cassonetto, e chiudere tutti i fori d'entrata, restringendo la fessura dell'avvolgibile con materiale adatto. In questo modo si evita di dover traslocare direttamente gli esemplari (per una trattazione più ampia si veda: Debernardi e Patriarca, 1997). Per quanto riguarda il guano, bisogna ricordare che è uno dei migliori concimi organici per le piante (Albrecht, 1921; Rocchetti e Funaioli, 1963), e questo compensa certamente il fatto di doverlo togliere periodicamente dal balcone.

Nei casi in cui un pipistrello entri volando in una stanza, occorre aprire la finestra, spegnere la luce e chiudere la porta, lasciandolo solo nella stanza. Se invece viene trovato un esemplare a terra che non è in grado di volare, va raccolto con un panno e posto in una scatola di cartone con della stoffa all'interno. Come primo intervento bisogna tenerlo al caldo e somministrare latte di mucca tiepido diluito con acqua; questa è una formula d'emergenza, perché se è un orfano va nutrito con latte ad alto contenuto proteico, come quello per cuccioli di cane, se è un adulto con larve di tenebrionidi (Tenebrio molitor), con aggiunta di sali minerali, calcio e vitamine.

In definitiva risulta evidente come il fattore maggiormente importante per la salvaguardia di queste comunità negli ambienti urbani sia da ritenersi una capillare e funzionale campagna di informazione, affiancata da specifiche azioni di grande effetto (Zava e Di Bella, 1992; Dondini e Vergari, 1996). L'attivare un servizio di consulenza e aiuto per i cittadini è poi di grande aiuto per il recupero dei feriti, dei giovani e per una raccolta copiosa di importanti dati.


BIBLIOGRAFIA

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Debernardi P., Patriarca E., 1997 - Conoscenza e tutela della chirotterofauna negli edifici. Habitat, 3: 15-27.

Dondini G., Vergari S., 1996 - I nostri alleati pipistrelli. Panda, 12: 22-23.

Gaisler J., Bauerova Z., 1985-86 - The life of bats in a city. Myotis, 23-24: 211-214.

Hanàk V., 1983 - Zum Vorkommen und zur Ökologie der Wirbeltiere in Prag (tschechisch). Natura pragensis, 2: 3-75.

Lanza B., 1998 - Materiali per una parassitologia dei pipistrelli italiani (Mammalia Chiroptera). Boll. Mus. Reg. Sc. Nat. Torino, monografie, in stampa.

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Mutinelli F., Vernier E., Giuliano S., Tollis M., 1994 - L'infezione rabida dei pipistrelli in Europa. Ambiente risorse e salute, aprile 1994: 42-45.

Pinus M., Müller H. E., 1980 - Enterobakterien bei Fledertieren (Chiroptera). Zbl. Bakt. Hyg., I. Abt. Orig. A 247: 315-322.

Piraino C., Di Bella C., Violani C., Zava B., 1996 - Notes on the aerobic microflora of Tadarida teniotis (Rafinesque, 1814) (Chiroptera, Molossidae). Myotis, 34: 105-112.

Prosperi S., 1987 - La rabbia dei pipistrelli in Europa. Obiettivi e documenti veterinari, 3: 35-37.

Rydell J., Baagøe H.J., 1996 - Bats & streetlamps. Bats, 14 (4): 10-13.

Rocchetti G., Funaioli U., 1963 - Il guano dei pipistrelli della Somalia meridionale. Riv. Agr. Subtrop. e Trop., 7-9: 292-298.

Scaravelli D., 1993 - Pipistrelli in città. In: C. Cencini, Dindo M.L. (ed.), Ecologia in città. Ediz. Lo Scarabeo, Bologna, 167-172 pp.

Vergari S., Dondini G., 1996 - Causes of death in two species of bats (Pipistrellus kuhlii and Hypsugo savii) in urban areas of north-central Italy. VII European Bat Reasearch Symposium (Veldhoven, The Netherlands, 12-16 August 1996). Abst.: 71.

Vernier E., 1995 - Presence and distribution of bats in the town of Padova (N.E. Italy). Myotis, 32-33: 193-195.

Zava B., Di Bella C., 1992 - I chirotteri antropofili: ecoetologia e rapporti con l'ambiente umano. Atti 5° Simposio "La difesa antiparassitaria nelle industrie alimentari e la protezione degli alimenti"; Piacenza 23-25 settembre 1992: 237-246.



Tabella I Lista delle specie rilevate nell'area metropolitana fiorentina e nelle città di Bologna, Cesena e Forlì, confrontate con altre realtà italiane ed europee. Le specie segnate con l'asterisco sono state rilevate anche con il bat-detector. Per il Myotis bechsteini le segnalazioni risalgono al 1879 e 1899, mai riconfermate.

Specie Area fiorentina Forlì e Cesena Bologna Padova Brno Poznan Londra
Rhinolophus hipposideros   +     +   +
Rhinolophus ferrumequinum + +   +   + +
Myotis mystacinus         + + +
Myotis brandtii         +   +
Myotis nattereri           + +
Myotis daubentonii +       + + +
Myotis emarginatus         +    
Myotis bechsteini +     + +    
Myotis myotis +         +  
Myotis blythii +            
Myotis myotis/blythii       +      
Pipistrellus pipistrellus +*   + + +   +
Pipistrellus nathusii +     + +    
Pipistrellus kuhlii +* +* +* +      
Hypsugo savii +* +* +* +      
Nyctalus noctula + +*   + +   +
Nyctalus leisleri             +
Eptesicus serotinus + + + + + + +
Eptesicus nillsoni             +
Vespertilio murinus         +    
Barbastella barbastellus         + + +
Plecotus auritus  :       + + +
Plecotus austriacus + +     + +  
Plecotus auritus/austriacus       +      
Tadarida teniotis +*            



 

2. Progetto Bat-Box

Nel 1994 il WWF Toscana ha iniziato un progetto per la conservazione dei pipistrelli, poichè tutte le 30 specie presenti in Italia sono in forte diminuzione. Le cause principali sono: riduzione dei rifugi (taglio dei vecchi alberi, generale degrado delle foreste, disturbo nelle grotte), contaminazione del cibo (uso indiscriminato di pesticidi), riduzione di habitat naturali (riduzione delle zone umide e della biodiversità). Un modo per aiutarli concretamente è quello di posizionare rifugi artificiali (bat-box). Questi sono speciali cassette in sawdust, che vengono appese agli alberi a circa 4-5 m dal suolo, e servono ad aumentare il numero di cavità disponibili utilizzate come rifugi dai pipistrelli.

Essendo in Italia un progetto pilota, Simone Vergari e Gianna Dondini (zoologi promotori del progetto del WWF) hanno scelto la Riserva Naturale Biogenetica di Pian degli Ontani, sull'Appennino pistoiese (PT), perchè è un ambiente di particolare valore naturalistico. Fu istituita con un D.M. del 13/3/1977 ed ha un' estensione di 500 ettari. Il soprassuolo boschivo è caratterizzato quasi esclusivamente da Faggio che forma una foresta fra le più interessanti in Europa, non a caso inserita nel libro nazionale dei boschi da seme. All'interno della Riserva sono stati posizionati 90 rifugi. I pipistrelli li hanno subito colonizzati, proprio per la forte carenza di quelli naturali. Nel 1994 i Chirotteri erano circa 30, e sono andati aumentando di numero; nel 1996 erano ben 70, mostrando di gradire molto l'iniziativa intrapresa dal WWF. Le specie che per prime hanno utilizzato questi rifugi artificiali sono la Nottola comune e la Nottola di Leisler, che cercano il loro cibo a grandi altezze (fino a 100 m da terra!). Entrambe sono specie rare, tipiche frequentatrici di boschi. Il posizionamento di bat-box permette di agire concretamente per la conservazione di queste specie minacciate, e, al tempo stesso, di compiere ricerche volte a conoscere gli aspetti eco-etologici dei pipistrelli, gli spostamenti (molte specie sono migratrici), e tutto ciò che può aiutare per affinare le tecniche da attuare per la loro protezione. Inoltre svolgono una importante funzione educativa, perchè durante il periodo estivo è possibile percorrere il facile sentiero all'interno della Riserva, dove sono presenti tantissime specie di uccelli e di anfibi, ed osservare al crepuscolo i pipistrelli mentre escono per la caccia. Questo percorso è così diventato il primo Chirotterosentiero italiano, "ufficializzato" dall'installazione di un cartello illustrante il progetto e l'ecologia dei pipistrelli. In questo modo le persone possono imparare a non temere i pipistrelli, ed apprezzare la loro estrema importanza per il nostro ambiente. Quando i Chirotteri sono abbondanti, possiamo essere sicuri che l'ambiente è sano e ricco di tante altre specie animali, perchè essendo predatori, sono essenziali per il contenimento numerico delle popolazioni di insetti, in particolare i parassiti delle piante.

Tutti noi possiamo posizionare i rifugi artificiali per pipistrelli, sia nel giardino di casa, sia in campagna, specialmente ai margini dei campi coltivati, dove attireranno un "esercito" per la lotta biologica agli insetti dannosi, permettendo ai contadini di ridurre l'uso dei pesticidi. Le bat-box si possono acquistare già fatte, oppure possiamo addirittura costruirle da soli, utilizzando del legno non trattato con sostanze chimiche o vernici.


 

3. Pipistrelli: nostri alleati


Durante le calde sere d'estate è possibile osservare in piena attività gli unici mammiferi volanti, i pipistrelli. Essi svolgono un ruolo fondamentale in molti ecosistemi del nostro pianeta. Oltre al controllo degli insetti, sono responsabili dell'impollinazione e disseminazione di un gran numero di alberi tropicali, tra cui, per fare un esempio conosciuto da tutti, il banano selvatico.

Questi animali, benché rappresentino circa 1/3 della mammalofauna italiana, passano spesso inosservati. Tutte le nostre specie sono insettivore e, come ogni predatore, svolgono una importante funzione nel contenimento numerico delle loro prede. Per fare un esempio concreto un pipistrello del peso di circa 5 g (come quelli che volano nelle nostre città) in una sola notte è in grado di divorare fino a 5000 zanzare! Ogni anno oltre a questi insetti che infastidiscono direttamente l'uomo, i chirotteri catturano numerose specie dannose per le colture agricole e forestali, fornendoci così un prezioso aiuto. Il servizio che ci offrono è quindi essenziale, e anche per questo motivo occorre mettere in atto alcuni accorgimenti per proteggerli e favorire la loro presenza.

Pur non avendo molti dati storici sulla loro abbondanza, negli ultimi decenni è stata osservata una forte diminuzione. Varie cause hanno determinato questo andamento negativo e, per la maggior parte, sono riconducibili all'attività umana sull'ambiente. I motivi principali della loro rarefazione sono: degrado delle foreste e taglio dei vecchi alberi cavi, avvelenamento e diminuzione delle prede dovuti all'uso indiscriminato di pesticidi, eliminazione delle siepi e riduzione delle zone umide, disturbo nelle grotte, e per ultima l'ignoranza da parte dell'uomo, che associa costantemente l'immagine del pipistrello ad ataviche superstizioni.

Ma allora cosa possiamo fare per aiutare questi nostri amici alati? Innanzi tutto dovremmo mantenere un ambiente sano e il più possibile diversificato. Per esempio, i boschi dovrebbero essere composti da alberi autoctoni di età e specie diverse, e da esemplari secolari che più facilmente offrono rifugio ai pipistrelli di bosco. Non dovrebbero essere effettuati tagli rasi, mentre sono utili i tronchi marcescenti sul terreno, che permettono lo sviluppo di insetti. Molto importanti sono anche le radure e gli stagni all'interno delle foreste, utilizzate come zone di caccia e di abbeveramento. Per aumentare il numero di rifugi possiamo disporre sugli alberi i rifugi artificiali per chirotteri (bat-box). Grazie al loro uso, il Gruppo di Studio e Conservazione Chirotteri del WWF Toscana, ha potuto documentare la presenza di una specie nuova per la regione, la Nottola di Leisler (Nyctalus leisleri), rara in tutta Europa. Inoltre l'utilizzazione di bat-box nei campi coltivati permette di diminuire l'uso dei pesticidi, poiché attirano nella zona questi nostri "insetticidi naturali", che operano una vera e propria lotta biologica. Si dovrebbero evitare le monocolture estensive e mantenere le siepi naturali, sia ai margini dei campi, sia lungo i viali e le strade; le siepi infatti, oltre a funzionare da frangivento e da "serbatoio" di specie utili all'agricoltura, sono utilizzate dai pipistrelli come corridoi di collegamento fra le diverse zone di caccia. Non meno importante è la presenza di stagni e corsi d'acqua con rive ricche di vegetazione, che oltre a permettere lo sviluppo di insetti con larve acquatiche, sono le uniche zone dove i pipistrelli si possono abbeverare!

Anche nelle nostre città così poco "verdi" possiamo creare un reticolo ecologico mantenendo parchi, giardini e altri piccoli spazi naturali. Nel giardino di casa possiamo realizzare un piccolo stagno, piantare essenze autoctone a fioritura scalata ed anche notturna, erbe aromatiche, rampicanti, arbusti ed alberi (soprattutto da frutto), così da ricreare zone di caccia per i pipistrelli. Può anche capitare che una piccola colonia scelga il tetto della nostra casa come rifugio; non bisogna avere paura sono animali completamente inoffensivi e non si attaccano mai ai capelli! In tal caso, oltre ad avere dei "mangiazanzare" nelle vicinanze, possiamo utilizzare i loro escrementi (che sono secchi e non macchiano) come ottimo concime per le piante. Nei casi di ristrutturazione di edifici dovrebbe sempre essere valutata l'eventuale presenza di colonie, soprattutto nei mesi di luglio e agosto, cioè in pieno periodo riproduttivo.

Durante l'estate non è infrequente trovare piccoli caduti dai rifugi; in tal caso dobbiamo somministrargli subito del latte di mucca diluito con acqua e tenerlo al caldo. Alla sera occorre mettere il piccolo in un'ampia bacinella di plastica nello stesso luogo di ritrovamento (al sicuro dai gatti!) per vedere se la madre tramite i richiami, lo ritrova. Se al mattino è ancora lì, dobbiamo allevarlo a mano con latte proteico per cani cuccioli.

Per quanto riguarda le grotte, possiamo mettere in atto alcuni piccoli accorgimenti per ridurre al minimo il disturbo dovuto alla nostra frequentazione. Durante il periodo invernale si dovrebbero utilizzare soltanto torce elettriche e non lampade ad acetilene; queste ultime, con il loro calore, possono risvegliare i pipistrelli dal letargo, facendo consumare prematuramente le riserve di grasso accumulate per superare l'inverno, con conseguente morte degli esemplari. Le visite devono essere evitate nei mesi di luglio ed agosto in quelle grotte dove sono presenti colonie riproduttive.

Come abbiamo visto, con poco impegno possiamo dare un notevole contributo alla conservazione di questi nostri grandi alleati, che ogni notte, nel massimo silenzio, lavorano migliorando la qualità del nostro ambiente.


4. Cosa fare se troviamo un pipistrello?

  

Come giudicare quando un pipistrello ha bisogno di aiuto?  Se lo troviamo a terra o su un muro in posizione esposta, soprattutto durante il giorno, è sicuramente in difficoltà.  In queste situazioni l'animale va preso delicatamente con un guanto o un panno e posto in una scatola di cartone dotata di piccoli fori e contenente un pezzetto di stoffa dove possa nascondersi.  Il pipistrello sarà molto spaventato e, sentendosi afferrato, reagirà cercando a sua volta di intimorire spalancando la bocca per mostrare i denti, ed emetterà dei suoni. In questi casi difficilmente arriva a mordere, ma per precauzione è meglio prenderlo con dei guanti o un fazzoletto.

Se il pipistrello entra volando in una stanza, può trattarsi di un giovane non ancora esperto nelle manovre.  In tal caso non bisogna assolutamente cercare di fermarlo con un oggetto, perché si potrebbero provocare delle fratture o ematomi.  La cosa migliore è aprire bene la finestra, chiudere la porta ed uscire dalla stanza spegnendo la luce.  Trascorso un po' di tempo, l'esemplare si calmerà e troverà la via d'uscita senza alcuna difficoltà, perché l'unica cosa che desidera è di andarsene!  Se succede frequentemente, può darsi che ci si una colonia nei dintorni.  In tal caso, per prevenire le entrate accidentali, conviene tirare le tende o la zanzariera, lasciando la finestra aperta.  Questi ostacoli impediranno al pipistrello di sbagliare strada.

 

 

Cause di ritrovamento

 

Le cause per le quali un pipistrello è in difficoltà possono essere molteplici.  In città i gatti risultano essere i maggiori predatori, causando nella grande maggioranza dei casi la morte degli esemplari catturati; sono stati documentati casi nei quali i gatti hanno sterminato intere colonie nel giro di pochi giorni, catturando i pipistrelli all'uscita dal rifugio, o addirittura in volo quando si abbassano per inseguire gli insetti.  Purtroppo il gatto non perdona!  Gli esemplari tolti al predatore possono essere estremamente vitali per giorni, poi comincia il deperimento, che termina con la morte, la quale può sopraggiungere anche dopo una settimana.  Le ferite sono raramente visibili, se non quando vengono fratturate ossa o viene forato il patagio.

Gli incidenti sono un altro fattore che mette in difficoltà i pipistrelli. In condizioni temporali avverse, durante il volo, possono scontrarsi con edifici, autoveicoli o cavi elettrici. Questi eventi provocano generalmente fratture ossee ed ematomi. Un caso particolare sono gli incidenti provocati deliberatamente dagli esseri umani, che trovando casualmente dei pipistrelli nelle proprie abitazioni, li percuotono e li gettano fuori, provocando gravi lesioni o addirittura la morte. Questo comportamento è originato da una profonda ignoranza e mancanza di rispetto verso altri esseri viventi.  Se da un lato è giustificabile avere un certo timore verso un animale con il quale non abbiamo mai avuto un contatto diretto, dall'altro non possiamo più ammettere credenze in falsi detti popolari e l'uccisione di un animale semplicemente per il fatto che non ci piace. Inoltre tale comportamento conduce a gravi infrazioni delle leggi sulla protezione degli animali con conseguenze penali!

Indebolimento e debilitazione colpiscono maggiormente gli esemplari giovani e quelli più vecchi, in particolare durante l'inverno o la primavera.  In alcuni casi l'indebolimento è il segno della presenza di veleni assunti attraverso gli insetti (pesticidi utilizzati in agricoltura), che, immagazzinati nei lipidi accumulati per superare l'inverno, entrano in circolo in concentrazioni tali da uccidere l'animale. Incidenti alle femmine in allattamento, periodi di basse temperature e prolungate piogge nel periodo estivo, disturbo nei rifugi riproduttivi, possono causare la caduta dalle nursery di neonati e giovani ancora incapaci di volare.

Naturalmente i fattori elencati possono combinarsi fra loro ed aggiungersi all'azione di eventuali parassiti o malattie.

Gli esemplari rinvenuti possono appartenere a tre categorie: neonati, giovani ed adulti.  E' importante riuscire a rendersi conto dell'età, perché naturalmente i comportamenti da adottare saranno diversi; perciò affronteremo separatamente le tre categorie ed i vari problemi che si possono presentare:

 

a) Neonati

Consideriamo un neonato dal momento della nascita fino allo svezzamento.

Distinzione tra neonato ed adulto. Può sembrare ovvio riconoscere un neonato, anche se dì pipistrello, ma non è così.  Le specie con le quali le persone vengono più comunemente a contatto sono quelle antropofile, tra le quali primeggiano senza dubbio Pipistrellus kuhlii e P.savii, che da adulti pesano mediamente 5 grammi.  Un pipistrello in volo sembra assai più grande di quanto non lo sia ad ali chiuse, perché ha una grande superficie alare rispetto al peso, e gli adulti vengono spesso ritenuti dei piccoli appena nati.  La distinzione tra neonati ed adulti è illustrata in figura 7.

I pipistrelli partoriscono una sola volta all'anno nel periodo estivo, e più precisamente nei mesi di giugno e luglio, in Italia questo periodo può variare andando da nord a sud, ed anche in relazione alle condizioni meteorologiche di ogni anno. Al sud possono verificarsi parti in maggio, al nord in agosto; quindi il periodo in cui si possono trovare neonati abbraccia i mesi di maggio, giugno, luglio ed agosto.  Questo ci fa escludere il possibile ritrovamento di piccoli in autunno, in inverno e all'inizio della primavera.  Quando si trova un neonato bisogna provare a vedere se la madre lo riprende, cioè se la sua caduta è stata accidentale.  Per far questo bisogna metterlo su un legnetto in una bacinella di plastica, che va posizionata nei luogo di ritrovamento (al sicuro dai gatti!), di sera.  Se dopo qualche ora il piccolo è ancora lì, vuoi dire che dobbiamo allevarlo a mano.  Le madri possono trasportare in volo i figli in caso di bisogno, se il piccolo cade a terra o se sono state disturbate nel rifugio.

Come stabilire l'età. Specifichiamo che le indicazioni temporali per le varie fasi di sviluppo a cui faremo riferimento sono relative soprattutto alle due specie sopra menzionate e ad altre di simili dimensioni.

I neonati sono completamente nudi fino all’età di circa quattro giorni, poi comincia a svilupparsi un corto pelo, che ricopre prima la nuca e le spalle, poi tutto il corpo, verso il quinto - sesto giorno.  La pelliccia continua a crescere fino all'età di circa venti - venticinque giorni, fino a che è folta e fluente.  Gli occhi dei piccoli appena nati sono chiusi; vengono aperti ai terzo giorno, anche se non sempre è facile accorgersene.  Ad eccezione dei Rhinolophidae, quasi tutte le specie nascono con piccoli denti da latte, fra i quali non c'è grossa distinzione morfologica, come invece si ha nella dentatura definitiva; questa si sviluppa quando l'esemplare è vicino al momento dello svezzamento.

I neonati delle specie più comuni sono minuscoli: al momento della nascita pesano circa 1.0-1.2 grammi, perciò vedendoli a questa età è difficile non spaventarsi al pensiero di allevarli a mano.  Ma niente paura, con un po' di attenzione riusciremo nell’'impresa!  Durante la crescita il piccolo farà una serie di graduali cambiamenti, sia morfologici, sia comportamentali, che sono assolutamente normali.  Di qualsiasi età sia, la dieta è sempre la stessa.

Ora che abbiamo chiarito quali elementi osservare per stabilire l'età di un trovatello, vediamo come affrontare il ruolo di “ mamma adottiva".

 

Ambiente:

- Contenitore. Il piccolo va posto in un contenitore dotato di piccoli fori per l'areazione, sufficientemente grande da permettere il movimento e l'apertura delle ali per le azioni di toelettatura.  I fori devono essere molto piccoli, e la chiusura perfetta, perché i pipistrelli riescono a passare attraverso le fessure più minuscole.  Come è noto, amano molto stare appesi a "testa in giù", perciò il rifugio deve prevedere una zona verticale su cui appendersi.  Un cestino di vimini non trattato con vernici è spesso la soluzione migliore, perché è facilmente trasportabile, lavabile e ben aerato. Può andare bene anche una comune scatola di cartone, mentre sconsigliamo le gabbiette, a meno che non prevedano una zona rifugio coperta, al riparo dalle correnti d'aria, e naturalmente una rete a fori piccoli.  Di qualsiasi tipo sia, il contenitore va rivestito di carta assorbente (anche sulle pareti), che va cambiata con regolarità; sopra al materiale cartaceo possiamo mettere un pezzetto di stoffa, anch'essa da rinnovare o lavare periodicamente.

 

- Temperatura. Il contenitore va tenuto al caldo e lontano da correnti d'aria.  Suggeriamo di comprare un cuscino elettrico (è possibile trovarlo nei negozi da elettricisti; consigliamo di acquistarlo nella stagione invernale, perché in estate sono difficilmente reperibili), e di tenere la scatolina sopra per metà della sua superficie, in modo da far scegliere al piccolo la gradazione di calore più opportuna.  In alternativa si possono usare anche borse dell'acqua calda o scaldini per le mani a carboncini (reperibili nei negozi per attrezzature da campeggio).  Le fonti di calore esterne sono necessarie prima dei pasti per preparare il neonato all'assunzione dell'alimento, e dopo, per facilitare la digestione.  Questo è consigliato soprattutto nei primi giorni di vita, finché il piccolo non ha sviluppato la pelliccia; quando è più grandicello può bastare riscaldarlo prima del pasto anche con il solo calore della mano.

 

- Umidità.  Comunemente, quando pensiamo ai pipistrelli, ci vengono in mente immagini di caverne molto umide, e riteniamo perciò che i Chirotteri abbiano bisogno di un'alta percentuale di umidità.  Questo è vero solo in parte.  Le specie che vivono in grotte spesso richiedono tali caratteristiche ambientali, durante tutto l'anno. Per le specie antropofile, che sono quelle più frequenti, questa esigenza esiste solo durante l'ibernazione.  Se troviamo un piccolo, o un giovane, non bisogna fare assolutamente niente per innalzare il grado di umidità.  Se dobbiamo far svegliare un esemplare in letargo, allora questo fattore sarà importante.

 

Alimentazione dei neonati

-Latte. Essendo dei Mammiferi, i pipistrelli vanno allevati con il latte.  La composizione dei latte materno delle specie italiane è ancora sconosciuta, ma analisi compiute su specie insettivore presenti negli Stati Uniti hanno rilevato preponderanza di lipidi e proteine, che sono più o meno alla stessa percentuale, e basso contenuto di carboidrati.  In effetti una dieta troppo ricca di zuccheri non permette un adeguato sviluppo.  Un altro fattore da tenere in considerazione prima di fornire del latte ad animali selvatici è di sapere se possono digerire il lattosio, lo zucchero presente nel latte.  Infatti alcune specie non possiedono l'enzima per digerirlo, la lattasi, e in caso in cui venga ingerito tale alimento, reagiscono con formazione di gas intestinali che possono provocare la morte. Inoltre i carboidrati influiscono sulla flora batterica e sull’utilizzazione delle proteine ingerite, diminuendo l'assorbimento di certi aminoacidi.  Per fortuna i pipistrelli non hanno problemi di intolleranza al lattosio, e questo facilita l'allevamento artificiale, ma un eccesso di carboidrati nella dieta è ugualmente dannoso.  Come formulare una dieta bilanciata?  Innanzi tutto, appena troviamo un piccolo, dobbiamo riscaldarlo e reidratarlo dandogli dei latte di mucca tiepido diluito con acqua.  Questa è una "formula d'emergenza", perché non è l'alimentazione più appropriata.  Il latte di mucca contiene una percentuale alta di carboidrati, perciò bisogna utilizzare un tipo di latte più simile a quello materno. Alcuni riabilitatori della Gran Bretagna allevano i piccoli con latte di mucca, integrandolo prestissimo con l'interno delle larve della farina (vedi a "Giovani"), aumentando in tal modo la percentuale di lipidi e proteine.  Altri ricercatori sostengono l'assoluta idoneità dei latte di capra, che però è difficile da reperire e non è molto affidabile riguardo alla sua sterilità. 

La nostra esperienza è frutto della prova di diverse formulazioni, alcune anche abbastanza laboriose, al fine di trovare l'alimentazione più adatta, ma che al tempo stesso fosse facilmente attuabile da chiunque, Come alimento base della formula alimentare al momento possiamo affermare che il latte migliore è l’ESBILAC per cuccioli di cane.  Questo prodotto è disponibile in due "forme": liquido (quindi già diluito dal produttore) ed in polvere.  Quest'ultimo è assai più comodo, perché quello liquido, una volta aperto, va consumato entro tre giorni, e quindi per tutto il periodo di allattamento accorrerebbero molte lattine, con uno spreco enorme.  E' però possibile congelare il latte appena aperto il prodotto, nonostante la ditta lo sconsigli.  Abbiamo provato a congelarlo in cubetti nelle apposite buste di plastica, avendo così a disposizione delle monoporzioni, senza dover alterare tutto il contenuto ogni volta che ce n'è bisogno.  Naturalmente una volta scongelata, la porzione va utilizzata in un giorno, e se avanza, va gettata via.  La cosa migliore è prendere quello in polvere, anche se purtroppo è difficilmente reperibile.  Una soluzione può essere quella di ordinarlo direttamente al fornitore.

 

- Integratori.  Passiamo a vedere quali tipi di integratori utilizzare.  Il latte da solo, anche se è l'Esbilac, non è un alimento perfettamente bilanciato per i Chirotteri.  Nel corso degli anni abbiamo provato vari tipi di integratori.- vitaminici, minerali, proteici o a base di calcio.  Riuscire a trovarne uno completo, e anche il giusto dosaggio, non era cosa semplice.  I problemi fisici che i pipistrelli mostravano non si attenuavano, ma in certi casi si aggravavano.  Si manifestavano gonfiori alle articolazioni, al pollice, al margine dei patagio, spesso si verificavano ascessi alle ghiandole del muso o agli occhi; gli avambracci e le falangi avevano crescite anomale, storcendosi durante lo sviluppo.  Tutti questi problemi erano frutto di scompensi alimentari, che prolungandosi nel tempo, portavano addirittura alla morte.  Dopo vari tentativi di cercare una dieta appropriata, ma che al tempo stesso fosse semplice da attuare, siamo arrivati alla conclusione che l'aggiunta di pappa reale al latte permette una crescita armoniosa dei pipistrello, ed evita tutti quei problemi che abbiamo esposto sopra.  La pappa reale migliore è quella fresca, che va conservata in frigorifero, perché è un alimento vitale ricchissimo di vitamine, soprattutto dei gruppo B, di minerali e di aminoacidi.  In alternativa si può utilizzare quella liofilizzata, più comoda da trasportare per eventuali spostamenti, ma più povera di elementi nutritivi.  Questa non va diluita nelle fialette fornite nella confezione, perché contengono una soluzione zuccherina, che serve a mitigare il sapore un po' acido della pappa reale (in genere molto gradito ai pipistrelli).  La cosa migliore è svuotare la fialetta, riempirla di acqua, e poi scioglierci la pappa reale liofilizzata. in tal caso sarà liquida, a differenza di quella fresca, che è cremosa.  Sia di un tipo che di un altro, va data una volta al giorno, preferibilmente al mattino, prima di fornire il latte.  Quella fresca va somministrata con la palettina di plastica in dotazione, mettendone una piccola quantità vicino alla punta, e facendola leccare direttamente.  Per quella liquida bisogna utilizzare una siringa senza ago, e darne un paio di gocce.  Alcune volte ci viene chiesto se si può dare il miele.  Questo è un alimento eccellente, che nei casi debilitazione può dare un aiuto iniziale come energetico di pronta assimilazione, ma contiene una percentuale troppo alta di zuccheri per essere un'integrazione permanente della dieta.

 

- Diluizione del latte.  Il passaggio ad un nuovo tipo di alimento in animali così giovani va effettuato gradatamente.  Qualsiasi tipo di latte utilizziamo, va diluito con l'acqua per i primi pasti.  Se è latte di mucca, bisogna iniziare con una diluizione di metà acqua/metà latte: se si utilizza l'Esbilac liquido (già fornito all'esatta concentrazione), bisogna ugualmente diluirlo all'inizio.  Per quanto riguarda l'Esbilac in polvere, il discorso è analogo; per i primi pasti si miscela un cucchiaio di latte con quattro di acqua, poi si passa ad uno di latte e tre di acqua, mantenendo anche in seguito questa diluizione.

 

- Dosi.  Per quanto riguarda la dose che viene ingerita ad ogni pasto, bisogna fare un po' ad occhio, perché dipende da molti fattori: l'età dei pipistrello, le sue condizioni, l'appetito individuale, ecc.  L’unica cosa che possiamo consigliare è di guardare l'addome, poiché fino a quando non cresce il pelo è ben visibile il latte al suo interno.  Osservando il pipistrello dalla parte dorsale, vediamo a sinistra il latte ingerito all'interno dello stomaco.  La zona sarà un pò sporgente e biancastra, e non deve essere eccessivamente gonfia.  All'inizio bisogna cercare di non fornire al piccolo dosi eccessive, anche se mostra di essere ancora affamato; è meglio farlo crescere un pò più lentamente, che rischiare un blocco dei processo digestivo.  In seguito, quando il pipistrello è già abituato all'alimento, ed ha cominciato a mettere il pelo, si può fornire la quantità di latte che desidera.

 

- Frequenza.  Il latte va somministrato ogni due-tre ore, dalla mattina fino alla sera, per un totale di circa 6-7 pasti (durante la notte si può sospendere).  Quando il pipistrello cresce, il numero dei pasti va diminuito, aumentando la dose singola.  Ricordiamo che il piccolo va riscaldato prima di ogni pasto.

 

- Posizione per l'allattamento.  Durante il pasto il piccolo va tenuto con la testa verso il basso, oppure orizzontale, per evitare che il latte possa andare nell'apparato respiratorio provocando poi la morte per polmonite ab ingestis (vedi figura 8).

 

- Strumenti. Il latte va somministrato con una siringa, alla quale va applicata, ai posto dell'ago, una cannuccia per le flebo (dette butterfly o farfalle, si trovano in farmacia.  Noi consigliamo di prendere la n° 23). Queste cannucce vanno applicate tagliando gran parte del cannello, lasciandone un pezzetto di circa 1 cm, che servirà per far succhiare il pipistrello.  Non sempre il piccolo succhia; a volte lecca semplicemente le goccioline che fuoriescono.  Si possono utilizzare anche cateterini per gatti (reperibili nelle cliniche veterinarie), che sono cannellini ancora più sottili delle butterfly.  Se non disponiamo di questi oggetti, possiamo usare pipette contagocce o pennellini sottili.  Personalmente sconsigliamo questi ultimi, perché qualche pelo può essere ingerito, e la disinfezione è meno sicura.  Raccomandiamo infatti un'accurata pulizia di tutta la strumentazione utilizzata, dal contenitore dei latte ai vari cannellini, proprio come si fa con tutti i neonati.  Questa può essere effettuata con la bollitura o con prodotti da diluire in acqua, in genere a base di cioruro di sodio, come l'Amuchina.  L'importante è eseguire un risciacquo finale con acqua, in modo da evitare il residuo di qualsiasi sostanza chimica.

 

 

Pulizia

Essendo degli animali molto attenti alla pulizia, fin da piccoli i pipistrelli hanno l'istinto di leccarsi per lavare il proprio corpo, in particolare le ali.  Perciò dopo ogni pasto il piccolo va pulito con un bastoncino cotonato inumidito.  Questo va utilizzato per togliere i residui di cibo sul muso e vicino alle orecchie (bisogna fare particolare attenzione durante il pasto affinché il latte non vi coli dentro).  Anche la zona anale va pulita con cura, sia per togliere le feci, sia per stimolare la defecazione, soprattutto quando il pipistrello è molto piccolo.  Una volta cresciuto, può provvedere da solo a tale operazione. Ogni tanto gradisce anche una pulizia alla ali, perché sostituisce le cure che farebbe la madre.  In questo caso si passa delicatamente il bastoncino cotonato inumidito sulla pelle delle ali, sia sopra che sotto, stimolando il piccolo ad aprirle.

 

 Socialità

 

I pipistrelli sono molto sociali a tutte le età, e spesso anche fra specie diverse. Pipistrellus kuhlii, P. savii, P. pipistrellus vivono in perfetta armonia nello stesso contenitore.  Quindi possiamo tenere insieme più esemplari. L’unico inconveniente che si può verificare quando sono piccoli è dovuto all'istinto di poppare; un neonato può mettersi a succhiare la coda, la punta delle ali, l'orecchio, o il pene di un altro esemplare. Nell'ultimo caso si possono verificare arrossamento e gonfiore, e bisogna cercare di isolare il soggetto che tende ad attaccarsi ripetutamente.  Per far distaccare il pipistrello si può versare qualche goccia di acqua fredda sul naso, e asciugarlo subito.  Alcune volte può succhiare una parte del proprio corpo; in tal caso bisogna maneggiarlo un po' di più, per non farlo sentire solo. Molti riabilitatori sostengono che i piccoli crescono meglio se si sentono accuditi e stimolati attraverso il tatto e i suoni,

 

 

b)  Giovani

 

Consideriamo giovani gli esemplari che sono già coperti dalla pelliccia, cominciano a fare i primi voli e hanno già messo la dentatura definitiva, che è riconoscibile dai canini ben sviluppati (l'aspetto generale della dentatura è simile a quella di un cane o di un gatto). Un altro carattere permette di stabilire con assoluta sicurezza se l'individuo in questione è un giovane o un adulto. I piccoli hanno le ossa di cartilagine, che è traslucida, e con l'accrescimento si ha l'ossificazione, che inizia dalla zona centrale, e arriva alle estremità dell'osso.  La cartilagine scompare del tutto dopo 23 mesi di età, a seconda delle specie.  Perciò se apriamo l'ala e osserviamo metacarpali e falangi in trasparenza con una fonte di luce dietro, possiamo vedere delle bande più chiare vicino alle articolazioni, che sono i resti di cartilagine.  Se l'osso appare uniforme, si tratta di un adulto.

Se abbiamo allevato il pipistrello sin da piccolo, in questa fase vediamo svilupparsi l'istinto di mordicchiare il cannellino che prima succhiava, o dal quale lambiva semplicemente le gocce.  Se l'esemplare viene trovato a terra in questa fascia di età, spesso è perché si è involato precocemente, oppure non ha ancora imparato a cacciare bene gli insetti, ed è debilitato.

 

 

Alimentazione dei giovani

 

- Cibo. Se troviamo un giovane dobbiamo riscaldarlo e fornire a sazietà un po'         di latte di mucca diluito

con acqua (servendosi di una siringa senza ago, di un contagocce o cannellini vari). Successivamente si può dare l'Esbilac o latte di mucca non diluito, ma a questa età il latte non è più la base della dieta, può essere utilizzato solo come bevanda. Dopo averlo fatto bere e riposare per tranquillizzarlo, dobbiamo provare ad alimentarlo con del cibo che sia il più simile possibile alle prede naturali. Se abbiamo cresciuto un piccolo, questo è il momento di svezzarlo, e farlo passare gradatamente dall'alimentazione lattea ad una a base di insetti.  Questo non vuol dire che dobbiamo andare noi stessi a caccia di zanzare o di farfalle notturne, perché fortunatamente esiste una larva di insetto, il Tenebrio molítor, adattissimo per i pipistrelli, che è utilizzato per la pesca, ed è perciò reperibile nei negozi per questo genere di attività, oppure dai rivenditori di mangimi per uccelli.  Questo umile insetto permette di alimentare moltissimi tipi di animali nei vari centri di riproduzione in tutto il mondo, e gli andrebbe riconosciuta questa grande qualità, senza la quale non potremmo tenere in cattività molte specie a rischio di estinzione per i programmi di riproduzione. Le larve vengono comunemente chiamate vermi della farina, camole della crusca o gramignoli, e sono vermiformi, di colore marrone chiaro-giallastro, con sei piccole zampe vicino alla testa (vedi Appendice IV).

 

- Svezzamento e frequenza dei pasti. Per cominciare ad abituare il pipistrello a questo alimento bisogna eseguire un'operazione non molto piacevole, ma purtroppo indispensabile: decapitare il verme con un coltellino e cominciare a somministrare la polpa interna.  Se è un piccolo che abbiamo allevato noi, dobbiamo dargliela una volta al giorno, continuando a somministrare il latte agli altri pasti, che a questa età saranno circa quattro (mattina, pranzo, pomeriggio e sera).  Piano piano si aumenta il numero dei pasti "a polpa" e si diminuiscono quelli "a latte", arrivando ad una prevalenza dei primi nel giro di una settimana. A questo punto ad ogni pasto si possono dare quante polpe il pipistrello desidera.  Solitamente il sapore è molto gradito, perciò il cambiamento di alimentazione non è un'operazione complicata. Se il giovane non è stato allevato da noi, possiamo dare a tutti i pasti le polpe, dando però il latte come bevanda per dissetarlo ad ogni pasto.

Dopo circa sette-dieci giorni la cosa più importante da fare, e un po' più difficile, è abituarlo a mangiare tutto il verme (senza testa), cioè con il rivestimento esterno, perché è composto di chitina, che è essenziale per il corretto funzionamento dell'intestino.  Infatti se il pipistrello mangiasse solo le polpe per un lungo periodo, potrebbe sopraggiungere la diarrea.  Per insegnargli a mangiare tutto il verme dobbiamo stimolare la sua tendenza a mordicchiare e masticare.  Si cerca di mettere la larva decapitata nella bocca del pipistrello, sorreggendola con un paio di pinzette (se necessario si può forzare delicatamente), e si smuove leggermente il verme, finché comincia a morderlo.  Durante la masticazione dobbiamo continuare a sorreggere la larva con le pinzette.  Probabilmente saranno necessari più tentativi prima di fargli imparare ad ingerire il verme intero, ma non bisogna demordere!  Fatto questo, il passo successivo sarà di insegnargli a mangiare la larva con la testa, per risvegliare l'istinto predatorio.  Questa fase ha un percorso simile a quella illustrata precedentemente.  Potrà accadere che l'esemplare, una volta afferrato il verme, rivolti la testa sotto all'addome, portandolo vicino alle zampe posteriori; è un comportamento frequente, e mira a posizionare bene la larva in bocca, attraverso l'aiuto degli arti. Spesso, in particolare ai primi tentativi, il pipistrello perderà la preda, che uscirà tranquillamente da sotto la coda!

Adesso il numero dei pasti diminuirà, in modo da giungere a soli due serali nel giro di quattro-cinque giorni. Il pipistrello a questo punto mangerà un numero di vermi che può andare da un minimo di tre-quattro fino a otto-dieci, in dipendenza della dimensione dei vermi stessi (non sempre si trovano allo stesso stadio di sviluppo) e dell'appetito individuale.

 

- Integratori. In questo periodo il latte dovrà essere diluito con acqua come nella "formula d'emergenza" per dissetare il giovane, ma ancora meglio è fornire anche un prodotto polivitaminico in gocce da sciogliere in acqua (ad esempio il Protovit, una goccia diluita in 5 cc) ogni due giorni.  Inoltre è necessario un integratore di calcio, perché i Tenebri hanno un basso rapporto calcio:fosforo, che a lungo andare provoca una deficienza di questo elemento nel pipistrello.  La richiesta di calcio varia in funzione dello stadio di sviluppo, della riproduzione e dell'attività; anche un eccesso può essere dannoso, perché può prevenire l'assorbimento di altri nutrienti.  La vitamina D è essenziale per l'assimilazione del calcio, ma un eccesso può addirittura rimuoverlo dalle ossa (per i sintomi di deficienza di calcio vedi a "Problemi incontrati").  Questo ci fa capire quanto può essere complesso formulare una dieta ben bilanciata, e soprattutto che il pipistrello può avere diverse richieste, in dipendenza di molti fattori.  Una dieta di mantenimento richiede perciò un'aggiunta di calcio che può avvenire in più modi: (1) alimentare i Tenebri con formaggio o latte in polvere.  Questo migliora il loro rapporto calcio:fosforo, ma non lo corregge del tutto. (2) Utilizzare integratori di calcio formulati per cani o gatti, preferibilmente in polvere, da distribuire sui vermi prima di somministrarli al pipistrello. (3) Dare saltuariamente del latte al pipistrello stesso. Tutto questo, associato all'integrazione vitaminica, rende la dieta ben bilanciata. La pappa reale non è più strettamente necessaria, si può fornire di tanto in tanto, o se un pipistrello è inappetente. In alternativa ai Tenebri possono essere somministrate le Camole del miele (anch'esse sono larve utilizzate per la pesca). Però è meglio utilizzarle per brevi periodi, o alternarle ai Tenebri, perché quest'ultimi sono più nutrienti. Non dobbiamo invece mai fornire le larve della mosca, né lombrichi.

 

 

Primi voli

 

Durante questo periodo il giovane va stimolato a compiere piccoli voletti, tenendolo sospeso sulla mano aperta ad una certa altezza da terra, e aspettare che provi a volare.  Una cosa essenziale da fare prima di stimolarlo al volo è riscaldarlo, tenendolo in mano per una decina di minuti.  Sentiremo il corpo dei pipistrello vibrare, perché attiva i muscoli.  Prima di lanciarsi nel vuoto aprirà rapidamente la bocca per lanciare gli ultrasuoni, ed avere una visione dettagliata dell'ambiente.  All'inizio farà brevi voletti e cadrà in terra, e ci saranno sonori scontri con ostacoli vari, perché non sarà capace di usare bene il sonar. Ma non c'è da preoccuparsi, perché il pipistrello non riporta danni quando impara a volare. Dopo vari tentativi riuscirà ad acquistare un po' di padronanza, e tenterà di attaccarsi su punti elevati, come le tende, i mobili o le porte.  Una raccomandazione che vi preghiamo di seguire sempre è di farlo volare in stanze con pochi mobili e di seguire attentamente il volo, perché i pipistrelli sono velocissimi ad infìlarsi nelle fessure più piccole, di cui non sospettavate neppure l'esistenza!  In tal caso è molto difficile rendersi conto di dove possa essere andato, e rivoltare la stanza spesso non serve a molto; l'alternativa è aspettare che esca nuovamente da solo, e questo può richiedere anche qualche ora! Per facilitarlo nell'esercizio dei volo conviene alimentarlo successivamente a tale attività, si evita così di appesantirlo con il cibo; inoltre a stomaco pieno ha minor desiderio di volare.

 

 

Liberazione

 

Quando il pipistrello sarà capace di compiere numerosi giri della stanza, volando per molti minuti senza posarsi, vuoi dire che è sufficientemente forte, ed è pronto per la liberazione.  Questo è un argomento abbastanza complesso ed ancora controverso. I pipistrelli sono animali selvatici, e lo scopo primario nel soccorrerli è di riuscire a restituirli al loro ambiente, affinché possano trascorrere la loro vita in completa libertà. Purtroppo questo non è sempre possibile, ed alcune volte non è neanche facile giudicare l'opportunità di una scelta o di un'altra se le condizioni fisiche sono pressoché perfette. In caso di fratture o di danni ai muscoli sicuramente la prospettiva è la cattività.

Se il pipistrello è stato trovato da piccolo ed allevato a mano, il dilemma principale è: riuscirà ad imparare a cacciare da solo?  Ci sono due scuole di pensiero; alcuni riabilitatori sostengono che la madre insegna le tecniche di caccia ai figli, seguendoli fino a che non diventano indipendenti.  Altri pensano che ciò non avvenga, e che l'istinto guida il giovane verso le prede. Spesso questa non conoscenza si somma all’inevitabile incertezza sul futuro di un essere che non è più un semplice animale che abbiamo aiutato, ma è diventato qualcuno a cui abbiamo imparato a volere bene. Il dilemma in questi casi assume proporzioni notevoli! Le nostre scelte si sono basate sulla nostra esperienza di campo, cioè nel riconoscere presenti certe caratteristiche di "attività e curiosità" nell'individuo da liberare che rispecchiano quelle di soggetti osservati in natura. Alcuni giovani si mostrano assai desiderosi di volare, mordono avidamente la loro preda, sono estremamente curiosi; questi sono sicuramente candidati per la liberazione. Altri richiedono tempi lunghi per imparare a mangiare il Tenebrio intero e volano solo dopo ripetute stimolazioni; questi li giudichiamo in genere non idonei. Probabilmente questo criterio, non molto oggettivo, non riesce a discriminare realmente chi riuscirà a cavarsela in natura oppure chi non ce la farà, ma in mancanza di dati sicuri, sia in un senso che in un altro, non possiamo fare altrimenti. A questo quadro si aggiunge inoltre una tendenza di una delle due specie trovate più frequentemente, il Pipistrellus savii, che se allevato sin da piccolo, non sviluppa granché il desiderio di volare, abituandosi molto facilmente alla cattività. Perciò va dedicata particolare attenzione nello stimolare al volo i giovani, soprattutto prima di dar loro il cibo, perché imparino ad associare le due attività in modo consequenziale. Per fortuna durante la stesura di questo manuale ci è giunta notizia di due esperienze condotte in Germania e nel Minnesota (USA) che portano nuova luce su questo argomento. Questi studi indicano che piccoli allevati in cattività possono imparare a cacciare da soli, senza aver ricevuto nessun tipo di insegnamento dalla madre. Questo non vuol dire che il genitore non abbia nessun ruolo nell'apprendimento di tale attività, ma la cosa importante è che gli orfani possono farcela anche con le proprie forze. Naturalmente un passaggio graduale dalla cattività all'ambiente naturale aiuterebbe maggiormente il pipistrello. L’ideale sarebbe costruire una voliera all'aperto dotata di lampade fluorescenti per attrarre insetti volanti, e ridurre gradatamente la quantità di cibo fornita da noi per stimolarlo alla caccia di una preda diversa. Dopo due o tre settimane potremmo liberarlo, lasciando la voliera aperta, per fargli avere a disposizione un rifugio conosciuto in caso di bisogno. Infatti i pipistrelli sono molto fedeli ai luoghi di riposo che scelgono, e possono utilizzarli per tutta la vita (vedi a "Conservazione").

Giunto il fatidico momento della liberazione, che è di estrema gioia, ma anche di tristezza per la separazione da un essere a noi caro, dobbiamo scegliere una sera con condizioni meteorologiche buone, cioè con assenza di vento, temperatura non bassa, e naturalmente senza pioggia. Verso le 19.00 cominciamo ad attivare il pipistrello, lo riscaldiamo, gli facciamo compiere qualche voletto, gli diamo un paio di Tenebri e un po’ di acqua, e lo facciamo riposare. Verso le 20.00-20.30 lo riscaldiamo nuovamente, e dopo qualche voletto, lo mettiamo fuori della finestra tenendolo sulla mano, fino a che prende il volo.

 

 

c)  Adulti

 

Per semplicità consideriamo adulto un individuo che ha svernato almeno una volta. In genere gli adulti sono più diffidenti dei giovani, e quando hanno paura spalancano la bocca per intimorire.  Pur essendo degli animali selvatici, i pipistrelli difficilmente mordono, e l'indole molto docile e l'innata propensione alla socialità, fanno si che perdano ben presto la diffidenza iniziale. I Chirotteri amano molto il contatto fisico, e lo manifestano con delle vibrazioni muscolari. Questa attività, oltre ad aumentare la temperatura corporea per preparare il pipistrello al volo, è anche un segnale di piacere, probabilmente utilizzato all'interno della colonia, quando gli esemplari sono stretti gli uni agli altri.  La sensazione che si prova sentendo queste vibrazioni è simile a quella di un gatto che ci fa le fusa, ed è semplice immaginare quanto sia facile affezionarsi a degli animali così sociali.  Ma ricordiamo sempre che lo scopo primario è la liberazione, a meno che non ci siano motivi fondati per non farlo.  Un adulto deve essere tenuto il tempo strettamente necessario alla sua riabilitazione, che in caso di debilitazione, può andare da due-tre a otto-dieci giorni. Quando viene trovato, può essere semplicemente debilitato o avere problemi più seri, come fratture e ferite. In entrambi i casi va tenuto al caldo e deve essere somministrata acqua con vitamine o latte di mucca diluito. Dopo averlo riscaldato, va alimentato con le larve di Tenebri decapitate, all'inizio solo con la polpa interna, in seguito con tutto il verme, come è descritto per i giovani. Come formula d'emergenza, se non si hanno in casa i Tenebri, si può provare a somministrare un po' di carne delle scatolette per gatti, tuorlo di uovo sodo o carne cruda. Ma è importante ricordare che questa non è assolutamente l'alimentazione giusta, e non va adottata per molti giorni. La dieta da seguire è uguale a quella consigliata per i giovani, con l'integrazione a base di vitamine e calcio.

Se il pipistrello è debilitato va alimentato circa 3 volte al giorno, evitando pasti mattutini, perché è il periodo di minore attività, e bisogna cercare di rispettare il ritmo biologico. Se non ha grossi problemi si può fornire il cibo una o due volte al dì, solo di sera. Anche se è adulto, il pipistrello non riesce a mangiare da solo, perché le larve della farina non sono le sue prede abituati, ed inoltre è intimorito. Perciò va alimentato a mano, tenendo il Tenebrio con le pinzette, come facciamo con i giovani. Dobbiamo tenerlo in mano o coperto con un panno, perché si senta al sicuro, e possa mangiare tranquillamente.

Se è inverno, il pipistrello va tenuto al caldo finché non si è ristabilito perfettamente. Una volta pronto, possiamo liberarlo, anche se non è un periodo di attività per i pipistrelli. Dobbiamo scegliere un momento in cui la temperatura non è molto bassa e con assenza di perturbazioni meteorologiche, portandolo nel luogo di ritrovamento. Infatti il luogo di liberazione è molto importante per un adulto, perché già conosce dei rifugi e delle zone di caccia, cioè sa come muoversi in quel territorio. Questo facilita molto il suo ritorno in natura. Per un giovane non è così determinante, perché c'è una naturale dispersione che lo porta ad esplorare nuovi territori. Se invece il pipistrello si è ristabilito, ma non vuole volare, dobbiamo farlo svernare. In questo caso le alternative sono due: tenerlo attivo o mandarlo in letargo. Tenerlo attivo significa nutrirlo ogni giorno e mantenerlo al caldo, senza che ciò comporti alcun danno o sofferenza. Scegliere il letargo è abbastanza complicato, perché l'ibernazione dei pipistrelli non è continuativa per tutto l'inverno, ma si svegliano di tanto in tanto per mangiare e per bere. Perciò dovremmo controllarli spesso, per alimentarli in caso di interruzione del letargo. Inoltre la temperatura dovrebbe mantenersi tra i due-tre e i dieci gradi centigradi, e l'umidità intorno all'ottanta per cento. Non è facile monitorare tutte queste cose, perciò consigliamo di non scegliere quest'ultima soluzione.

Per quanto riguarda gli interventi da fare in caso di ferite, fratture, ed altri problemi, forniamo qui di seguito un elenco dei vari aspetti che abbiamo affrontato nei vari anni di attività e le possibili soluzioni.

Infine se viene trovato un esemplare morto consigliamo di conservarlo dentro un vasetto con alcool (oppure se l'esemplare è morto di recente si può congelare), e chiamare qualche istituzione interessata allo studio dei pipistrelli. Si possono ricavare molti dati sia sulla distribuzione delle specie sia sulle cause di morte.

 

 


5. Pronto intervento

 

Problemi più comuni e loro trattamento

 

Elenchiamo i vari problemi che abbiamo incontrato durante la nostra esperienza, affiancati da veterinari, e arricchita da quella di altri riabilitatori non italiani, fornendo le possibili soluzioni.  Purtroppo su alcuni aspetti non siamo in grado di intervenire, sia perché i pipistrelli non sono animali così frequenti (e questo limita le esperienze), sia perché ci sono difficoltà obbiettive, a causa delle piccole dimensioni delle specie più comuni. Ci auguriamo che sempre più veterinari possano sviluppare tecniche riabilitative per animali selvatici, e soprattutto per le specie più rare e meno conosciute, quali sono i Chirotteri.

 

Come esaminare un pipistrello

 

Il modo migliore per maneggiare un pipistrello, ed esaminarlo per rendersi conto dei possibili problemi che può avere, è di tenerlo disteso sul palmo della mano, con la testa dalla parte dei pollice, e chiudere delicatamente le dita attorno al corpo (vedi figura 10a, b, c). In questo modo si possono osservare il muso e le orecchie, vedere se ci sono ascessi, arrossamenti, o ferite. Se apre la bocca bisogna guardare se c'è sangue all'interno, e se articola bene la mandibola. Controlliamo le orecchie per l'eventuale presenza di parassiti, come piccole zecche o acari. Continuando a tenere chiusi il pollice e l'indice per impedire movimenti della testa, si aprono le altre dita, e si esamina il corpo dalla parte dorsale. Spostando piano il pelo con un dito si controlla se ci sono zone prive di pelliccia, ferite o parassiti. Poi si apre delicatamente l'ala per vedere l'integrità delle ossa (omero, radio, metacarpali e falangi) e si muove piano, in modo da controllare le articolazioni; guardare se ci sono lacerazioni del patagio. Richiudere l'ala e controllare la zampa e l'uropatagio. Passare il pipistrello nell'altra mano e ripetere l'ispezione alla rimanente ala e zampa. Controllare anche l’addome, anche se non sempre è possibile per chi ha poca esperienza pratica, perché è una zona non agevole da guardare. Inoltre alzando l'uropatagio è possibile sapere se abbiamo a che fare con un maschio od una femmina, perché il pene è sempre visibile, fin dalla nascita.

 

 

Problemi incontrati

 

- Alopecia (mancanza di pelo). La perdita di pelo è generalmente correlata ad una dieta non bilanciata. E' abbastanza frequente nei piccoli allevati con latte senza integratori, ed in questi casi è totale. Il pipistrello può sviluppare una peluria iniziale, che viene persa in seguito per mancanza di vitamine e di microelementi. L'alopecia può essere parziale, come nel caso in cui è dovuta ai residui di cibo sul pelo; in queste circostanze le aree nude possono essere la gola e l'addome. Nella nostra esperienza non abbiamo mai visto un pipistrello con malattie della pelle, anche se in teoria può essere possibile; nell'alopecia alimentare, se lo scompenso non si protrae per un tempo lungo, la pelle è integra, di colore rosato, senza croste o ispessimenti. Nel periodo degli accoppiamenti (fine agosto-novembre) le femmine possono perdere il pelo alla base della nuca, in seguito alla presa dei maschio.  Gli adulti compiono una muta annuale, solitamente in primavera, ma il ricambio dei pelo è graduale e non ci sono zone nude. I piccoli che per scompensi alimentari hanno perso tutta la pelliccia non possono essere liberati se non è stata rimessa completamente. La correzione del regime alimentare permette la ricrescita, ma se ciò non avviene all'inizio dell'inverno, quasi sempre dovranno aspettare la muta della primavera successiva. In tal caso non possono andare in letargo, perché avrebbero troppa dispersione di calore, e devono essere mantenuti in attività per tutto l'inverno.

Per stimolare la ricrescita del pelo si può somministrare un integratore apposito a base di vitamine, zinco e acidi grassi essenziali (ad esempio Glazar derm, in polvere, reperibile nei negozi per animali). Questo integratore si alterna alle vitamine e al calcio della dieta, un giorno sì ed uno no, mettendone un pizzico sopra ai Tenebri.

 

- Ascessi. Si manifestano prevalentemente quando la dieta non è bilanciata, o per ferite infette. Possono essere a carico delle ghiandole facciali, delle articolazioni, del margine del patagio, degli occhi. La cosa migliore è rimuovere la causa, cioè correggere il regime alimentare. Sull'ascesso (ad esclusione di quello agli occhi) possono essere applicate pomate antibiotiche (Aureomicina) o antibiotici liquidi ad uso topico (Rifocin).

 

- Attacchi da gatto. Come già detto, la predazione da parte dei gatti è una delle maggiori cause di mortalità in ambiente urbano. Nella grande maggioranza dei casi l'esemplare non ha scampo. Se ci sono fratture delle ossa, vedi più avanti sotto "fratture". I felini hanno una grande carica batterica sui denti, perciò i morsi sono frequentemente causa di infezioni, anche gravi. Le ferite vanno sempre disinfettate, ed è consigliato un trattamento antibiotico.

 

- Antibiotici. La somministrazione di queste sostanze deve essere effettuata sotto controllo veterinario. In generale ci sono due gruppi che vanno evitati, le tetracicline e gli aminoglicosidi.  Le prime non devono essere utilizzate in giovani individui, perché si legano al calcio e vengono incorporate nelle ossa durante l'accrescimento. Gli aminoglicosidi vanno sempre evitati, perché possono danneggiare l'orecchio, con conseguente sordità, ed in tal caso sarebbe impossibile liberare il pipistrello. Gli antibiotici consigliati dalle veterinarie Paola Campaneila e Carlotta Gaio per le infezioni batteriche sono un'associazione di sulfametossazolo-trimethoprim (rispettiva concentrazione: 200 mg e 40 mg ogni 5 ml) alla dose di 15 mg/kg/12 ore per via sottocutanea per 8-10 giorni, oppure l'enrofloxacin alla dose di 9 mg/kg/12 ore, sempre per 8-10 giorni, mescolato ad un succo zuccherino e somministrato oralmente. Alcuni veterinari inglesi utilizzano la polvere delle capsule di ampicillina, e ne mettono un pochino sulla bocca del pipistrello, in modo che seccandosi, ingerisca l'antibiotico; questo ogni 12 ore per circa otto giorni.

 

- Avvelenamento. Può essere causato da pesticidi ingeriti attraverso le prede. Queste sostanze si accumulano nei depositi lipidici, e quando il pipistrello li consuma, i veleni entrano in circolo in concentrazioni tali da uccidere l'esemplare. Questo accade soprattutto durante l'inverno o la primavera, quando i pipistrelli bruciano i grassi, ma anche quando le femmine allattano i piccoli, che ingeriscono latte e pesticidi. I sintomi sono a carico del sistema nervoso centrale, con convulsioni, movimenti scoordinati, incapacità di volare, ma anche diarrea e debolezza generale. E' difficile che il pipistrello sopravviva, ma in ogni caso consigliamo di portarlo da un veterinario esponendogli i sospetti di avvelenamento.

 

- Debilitazione. E' abbastanza frequente che un pipistrello possa essere debilitato, in particolare durante l'inverno e la primavera. Condizioni temporali avverse per lunghi periodi di tempo possono aggravare lo stato di individui già deboli. I soggetti maggiormente a rischio sono i giovani che affrontano il primo letargo e i più anziani. In questi casi il pipistrello va tenuto al caldo e, come prima cosa, bisogna fornire acqua con una siringa senza ago o con un contagocce. Può accadere che sia molto disidratato, e questo può ostacolare la nutrizione. In tal caso bisogna reidratarlo prima di fornire il cibo (vedi a "Disidratazione"), e una volta risolto il problema, va alimentato frequentemente con i Tenebri (circa tre volte al giorno), con aggiunta di vitamine e calcio. Se all'inizio non vuole mangiare la polpa dei Tenebri, anche in seguito alla debolezza, possiamo provare a somministrare un po' di tuorlo d'uovo crudo diluito nel latte, tramite una siringa senza ago. Molto importante anche l'ausilio di pappa reale 1 o 2 volte al giorno. Il tempo necessario per ristabilirsi completamente può andare da due-tre a circa dieci giorni.

 

- Deficienza di calcio. Se un adulto viene mantenuto con una dieta povera di calcio, c'è una graduale rimozione di questo elemento dalle ossa per mantenere costante il livello nel sangue e nei tessuti. Il pipistrello apparirà normale per un lungo periodo, fino a quando non si verificheranno fratture a carico delle ossa lunghe o delle vertebre. In tal caso il soggetto tenderà a stare fermo per ridurre il dolore. Se è una femmina in allattamento, la richiesta di calcio per produrre il latte è ancora più alta, e i sintomi possono essere debolezza muscolare (anche con tremori), convulsioni e irregolarità dei battito cardiaco. Questi sintomi possono essere simili a quelli di un avvelenamento. Nei piccoli la carenza è evidente nelle ossa lunghe, le cui estremità si assottigliano e con il passare dei tempo si piegano. Purtroppo queste deformità sono permanenti, anche se la dieta viene corretta. Si raccomanda di seguire le indicazioni dei paragrafi sull'alimentazione.

 

- Diarrea. Numerosi fattori possono provocare la diarrea, anche se noi non abbiamo mai avuto casi di questo genere, e perciò non la riteniamo così frequente. Una dieta sbilanciata, eccessivo stress, infezioni batteriche o infestazioni parassitarie possono concorrere come possibili cause.

 

- Disidratazione. E' uno degli inconvenienti più ricorrenti, anche in seguito a forti stress o debilitazioni. In genere basta la somministrazione orale di liquidi come acqua, ma alcune volte può rendersi necessario un ciclo di iniezioni sottocutanee di soluzioni reidratanti elettrolitiche (Ringer lattato), da effettuarsi sempre dopo aver riscaldato il pipistrello. Le iniezioni vanno fatte tra le scapole, sotto assistenza veterinaria. Si consiglia il Ringer lattato secondo le formule fornite da Carpenter (citato da Susan Bernard), elencate in tabella 2.

 

Peso dei pipistrello (g)            Ringer lattato (ml)               Numero di iniezioni in 24 h

          1.0 - 1.1                                        0.03 - 0.04                                                  3 - 5

          1.2 - 1.5                                        0.04 - 0.05                                                  3 - 5

          1.6 - 1.9                                        0.05 - 0.06                                                  3 - 5

          2.0 - 2.4                                        0.06 - 0.07                                                  3 - 4

          2.5 - 2.9                                        0.07 - 0.08                                                  3 - 4

          3.0 - 3.4                                        0.08 - 0.09                                                  3 - 4

          3.5 - 3.6                                        0.09 -0.10                                                   3 - 4

          4.0 - 4.4                                        0.10 - 0.15                                                  3 - 4

          4.5 - 4.9                                        0.15 - 0.20                                                  2 - 3

          5.0 - 5.4                                        0.20 - 0.25                                                  2 - 3

          5.5 - 5.9                                        0.25 - 0.30                                                  1 - 2

          6.0 - 6.4                                        0.25 - 0.30                                                  1 - 2

          6.5 - 6.9                                        0.30 - 0.35                                                  1 - 2

          7.0 - 7.4                                        0.35 - 0.40                                                  1 - 2

          7.5 - 7.9                                        0.40 - 0.45                                                  1 - 2

          8.0 - 8.4                                        0.45 - 0.50                                                  1 - 2

>8.5                                             0.50                          Da calcolare usando la formula*

 

Tabella 2. Dosaggi di soluzione Ringer lattato. Il dosaggio più alto indica la massima quantità di fluidi che può essere somministrata in una iniezione.

* Formula da utilizzare per pipistrelli che pesano più di 8.5 grammi: (55ml Ringer/1000g X peso pipistrello)+(0.08 X peso pipistreilo/2)/0.50= numero di iniezioni nelle 24 ore, ad esclusione della notte.

 

- Ferite. Le ferite vanno accuratamente disinfettate con prodotti che non contengono alcool, ed è preferibile applicare pomate antibiotiche (Aureomicina) per almeno un paio di giorni.

 

- Fratture. Le fratture sono abbastanza frequenti, soprattutto quelle esposte. Se riguardano metacarpali e falangi, si possono facilmente risolvere da sole. Bisogna cercare di far muovere il meno possibile il pipistrello, tenendolo in una scatola piccola per impedire l'apertura delle ali. La guarigione richiede circa un mese, e quasi sempre può tornare a volare. In caso di fratture esposte, va disinfettata la parte e bisogna applicare una pomata antibiotica. In certi individui può rendersi necessaria una terapia antibiotica. Se la frattura è a carico del radio o dell'omero, difficilmente si può eseguire un un’osteosintesi adeguata nelle specie più piccole. L’unica prospettiva, se il danno non è molto grave, è il mantenimento in cattività. Le specie di grandi dimensioni possono essere curate più facilmente, ma vengono trovate assai raramente, e noi non abbiamo nessuna esperienza in questo senso.

 

- Anestesia. Se si rende necessario un intervento veterinario, l'anestesia sperimentata con successo è quella gassosa con l'alotano (induzione al 4% e mantenimento al 2%).

 

- Gonfiori intestinali. Si manifestano prevalentemente nei piccoli, a causa di una dieta errata.  Occorre cambiare tipo di alimentazione (vedi a "Alimentazione dei neonati"), e può essere d'aiuto massaggiare delicatamente la pancia. Possiamo fornire un po' di carbone vegetale, che facilita il riassorbimento dei gas, e un decotto di semi di finocchio.

 

- Incidenti. Purtroppo non possiamo fare molto se sono stati danneggiati degli organi. La miglior cosa è somministrare una goccia di vitamina K (Konakion) per via orale un paio di volte durante il primo giorno di permanenza.

 

- Parassiti. Come ogni altro animale, i pipistrelli possono avere parassiti. Nei Chirotteri sono così specializzati che non possono vivere su altri tipi di animali, perciò non dobbiamo preoccuparci di possibili intestazioni dell'abitazione. Consigliamo comunque di osservare le elementari norme igieniche, come lavarsi le mani e tenere pulito il contenitore dei pipistrello. Possiamo distinguere due gruppi di parassiti: gli ectoparassiti (quelli che vivono sulla superficie del corpo) e gli endoparassiti (che vivono all'interno dei corpo).

 

- Ectoparassiti. Sono abbastanza frequenti nei soggetti debilitati. In genere sono minuscoli acari che camminano tra il pelo e sul patagio, nutrendosi sia di sangue che di desquamazioni della pelle. Le zecche sono meno comuni; hanno forma discoidale, colore grigiastro, e stanno fisse in un punto, attaccate con il rostro per succhiare il sangue. Gli acari vanno rimossi manualmente con un bastoncino cotonato impregnato di alcool, e per fortuna tendono a scomparire spontaneamente nel giro di qualche giorno. Le zecche vanno staccate afferrandole vicino alla testa con un paio di pinzette e tirando con decisione. Sconsigliamo vivamente l'utilizzazione di qualsiasi prodotto insetticida. C'è un tipo di parassita, somigliante ad una piccola zecca di colore arancione, che si attacca sulle membrane, e provoca necrosi dei tessuti. Va immediatamente rimosso con le pinzette.

 

- Endoparassiti. Sono poco frequenti. Un sintomo della loro presenza può essere un caso di debilitazione, che dopo ricovero e foraggiamento non mostra segni di ripresa. In tal caso possono essere presenti parassiti intestinali, come Coccidi o vermi. I veterinari consigliano come terapia contro i Coccidi una somministrazione orale dell'associazione sulfametossazolo-trimethoprim (rispettivamente alla concentrazione di 200 mg e 40 mg per 5 ml) alla dose di 15 mg/kg/12 ore per otto-dieci giorni. Contro i Nematodi intestinali si può usare il FBZ alla dose di 50 mg/kg/die per tre giorni.

 

- Patagio. Il patagio può essere danneggiato in vari modi. I fori non presentano problemi, si ríchiudono da soli; per facilitare la guarigione possiamo applicare pomate cicatrizzanti, ma non è indispensabile. Frequentemente rimane una cicatrice, ma il pipistrello torna a volare perfettamente. In caso di aperture estese o di tagli completi la risoluzione è impossibile. Fino ad adesso non sono state individuate tecniche che permettano di risolvere questi casi.

Il patagio, di solito morbido e liscio, può presentarsi secco e poco elastico nei casi di disidratazione o di debilitazione. Solitamente il pipistrello dedica molta cura nel pulire il patagio, passando poi il secreto oleoso delle ghiandole facciali per renderlo più elastico. In caso di secchezza, possiamo applicare olii naturali (olio di rnandorle dolci, di jojoba, di germe di grano) oppure una pomata preparata con i Fiori di Bach (Rescue cream).

 

- Sostanze estranee sui corpo. In caso di residui di cibo, o altri tipi di sostanze attaccate sul corpo del pipistrello, si può eseguire un lavaggio con acqua tiepida e sapone di Marsiglia liquido, detergendo delicatamente la parte. Occorre prestare grande attenzione a non bagnare l'interno delle orecchie. Dopo il bagno, che deve essere effettuato solo nei casi di reale necessità, si tampona con un asciugamano e si mette il pipistrello vicino ad una fonte di calore. Non bisogna mai utilizzare l'asciugacapelli.

 

 

pagine web a cura di: Associazione Italiana per il W.W.F. for Nature - Fondo Mondiale per la Natura - Onlus
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